Salta l’accordo Europeo su zero emissioni

Ad opporsi all’accordo sono i governi di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca - sfidando i valori chiave dell’Unione Europea

Ad opporsi all’accordo sono i governi di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca – sfidando i valori chiave dell’Unione Europea

L’accordo che doveva ridurre a zero le emissioni dei Paesi dell’UE entro il 2050 è saltato dopo che i capi dell’esecutivo dei Paesi del cosiddetto gruppo di Viségrad hanno rifiutato di firmare.

Questa è una mossa che non solo si oppone ai valori e agli impegni dell’intera Unione Europea, ma che osteggia gli obblighi etici messi in gioco dall’accordo, lasciando milioni di cittadini esposti a un grandissimo rischio. I governi che si sono opposti al trattato sono Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca – che si sono dichiarati decisi a utilizzare il loro diritto di veto per bloccare l’obbligo di sviluppare una neutralità di emissioni di CO2 entro il 2050.

Un’allarmante segnale di come le politiche pupuliste sviluppate di recente in molte nazioni stiano effettivamente (come promesso nella loro agenda politica) cercando di fare ostruzionismo all’impegno europeo contro l’incombente crisi climatica.

E non solo: questo rifiuto di collaborazione lascia l’Europa occidentale in balia di una riluttante dipendenza energetica dalla Russia, che alterna offerte di forniture di energia a minacce contro le principali capitali dell’Unione.

L’importanza di questo accordo si basa principalmente sull’abbassamento di emissioni da combustibili fossili e promuove una  legislazione che mette in primo piano la salute del nostro ecosistema - come anche del benessere delle prossime generazioni.

All’interno del blocco dei Paesi di Visegrad, solo la giovane presidente liberal-ecologista e anticorruzione slovacca, Zuzana Caputova ha rappresentato una controtendenza esprimendosi a favore di una decisione etica, invitando i governi delle altre nazioni ad avvicinarsi ai valori costitutivi dell’Unione Europea. L’importanza di questo accordo si basa principalmente sull’abbassamento di emissioni da combustibili fossili e promuove una  legislazione che mette in primo piano la salute del nostro ecosistema – come anche del benessere delle prossime generazioni.

I sostenitori dell’accordo 2050 speravano che l’UE potesse dimostrare di muoversi nella giusta direzione prima dell’importante vertice sul clima delle Nazioni Unite a settembre.

Ma queste nazioni dell’Europa centrale si sono  opposte a ogni menzione del 2050 nel principale comunicato del vertice UE; il primo ministro ceco, Andrej Babiš, ha persino scherzato: “Perché dovremmo decidere cosa accadrà nel 2050, 31 anni in anticipo?

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, chiede che il vertice sul clima che si terrà a settembre metta il mondo sulla strada giusta per limitare il riscaldamento globale a 1.5 ° C, un dettaglio vincolante dell’accordo di Parigi del 2015. E solo lo scorso mese lo stesso Guterres ha scritto al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, facendo pressioni sulla necessità di “trasformare i nostri sistemi economici e scongiurare gli impatti negativi di un mondo con alti livelli di emissioni di carbonio – a partire dai crescenti livelli di inquinamento fino a costosi disastri naturali”.

Rispondendo al fallimento dell’UE nel concordare un obiettivo sulle zero emissioni, gli attivisti ecologisti hanno invitato l’UE a tenere un vertice d’emergenza sul clima prima del summit delle Nazioni Unite del prossimo settembre.

Le parole non ricostruiranno una casa distrutta da una frana, o ripagheranno un contadino che ha perso il raccolto per via della siccità“, ha dichiarato Sebastian Mang, consigliere per la politica climatica dell’UE di Greenpeace. “Merkel e Macron non sono riusciti a convincere la Polonia a coinvolgere gli altri. Con le persone in strada che chiedono di agire, e avvertimenti da parte degli scienziati sul fatto che la finestra di risposta si sta chiudendo velocemente, i nostri governi hanno avuto la possibilità di portare l’Europa su un rapido percorso verso la completa decarbonizzazione. E hanno fallito.”

Fare pressione sui governi affinchè dichiarino l’emergenza climatica è, quindi, oggi ancora più importante. Non possiamo restare a guardare mentre a rischio ci sono la salute e il futuro di tutto il Pianeta. Ognuno di noi deve fare la propria parte.

Invitiamo tutti a firmare questa petizione, le nostre voci contano e non devono essere ignorate

DICHIARIAMO L’EMERGENZA CLIMATICA

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