Acque reflue: l’UE multa l’Italia per gli alti tassi d’inquinamento

Ancora una volta, l’Italia è stata deferita alla commissione di giustizia europea per la mancata depurazione delle acque reflue e per l’elevato inquinamento atmosferico

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La depurazione delle acque reflue in Italia torna ad essere nel mirino della Commissione di giustizia europea. Dopo la maximulta dall’Unione europea per l’Italia lo scorso anno – a carico dei molti anni di inadempienza per il mancato rispetto delle norme Ue sulle acque reflue, la Corte di Giustizia ha condannato il Paese a pagare una cifra forfettaria di 25 milioni di euro. A questi si aggiungeranno poi 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’adeguamento alla normativa. In tutto, calcolando l’inadempimento del Paese a partire dal 2012, Roma dovrà versare 385 milioni di euro. Una spesa che i cittadini italiani dovranno pagare non solo con i propri soldi, ma con la propria salute: la multa non si limita infatti al problema delle acque reflue ma anche ai livelli inaccettabili di inquinamento da biossido di azoto (NO2) nelle nostre città.

Nonostante i valori limite imposti dall’UE avrebbero dovuti già essere rispettati nel 2010, L’Italia ha mantenuto l’inquinamento a livelli record. Un triste risultato nel quale l’NO2 ha contribuito in maniera determinante: sono infatti 20.500 le vittime annue legate a questo inquinante. Mentre, per la problematica delle acque reflue, sono oltre 70 le aree o i centri urbani che ancora, dopo più di 18 anni (il tempo massimo per mettersi in regola scadeva il 31 dicembre 2000), sono sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque di scarico.

quella che è veramente venuta a mancare è stata la «protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto»
I macroproblemi ambientali in Italia

Due macroproblemi, quindi: inquinamento atmosferico e delle reti fognarie nel nostro paese.

Per quanto riguarda il primo, quella che è veramente venuta a mancare è stata la «protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto (NO2)». Un’aspetto della vita ambientale del Paese che già si è trovato nel mirino della commissione di giustizia lo scorso anno, quando un simile provvedimento era stato emesso «per via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10)». Oggi, l’UE invita la nazione a rispettare i valori limite convenuti sulla qualità dell’aria e ad adottare misure adeguate per ridurre i livelli di inquinamento in dieci agglomerati che coinvolgono circa 7 milioni di persone». Questo anche in luce delle vite che ogni anno si perdono per complicazioni legate a questo terribile inquinante.

Per quanto riguarda invece la seconda causa – quella legata alle acque reflue – la Commissione UE ha rilevato che è da oltre 13 anni che l’Italia non rispetta la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, «non garantendo che tutti gli agglomerati con una popolazione di oltre 2.000 abitanti dispongano di reti fognarie per le acque reflue urbane e che le acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie siano trattate in modo adeguato prima dello scarico». Un problema che non si limita alle multe milionarie ammassate a causa del carattere «generale e persistente» dell’inadempienza del Paese ma anche ai «a notevoli rischi per l’ambiente e la salute umana»

Le parole di Legambiente

«La notizia del deferimento dell’Italia alla Corte Giustizia Ue per smog e fogne non ci sorprende affatto. Anzi è la conferma – ha ammesso Stefano Ciafani, il presidente nazionale di Legambiente – di quanto poco il nostro Paese abbia fatto in questi anni su questi due fronti sui quali, invece, è urgente intervenire. L’inquinamento atmosferico continua ad essere un’emergenza cronica nella Penisola non più giustificabile con le avverse condizioni meteo-climatiche della pianura padana o legate alla sola stagionalità invernale. Se continuiamo di questo passo potrebbero arrivare altri deferimenti e nuove possibili maxi-multe, e a pagare ancora una volta sarebbero i cittadini in termini di salute e soldi. In Italia continua a pesare la mancanza di un efficace strategia antismog, per non parlare dei problemi legati al mancato adeguamento alle norme Ue dei sistemi di trattamento delle acque reflue: ancora oggi nella Penisola circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi, senza essere opportunamente depurato. Per questi motivi – ha concluso Ciafani è urgente realizzare al più presto un Piano Nazionale contro l’inquinamento, penalizzare economicamente il traffico motorizzato privato investendo sul potenziamento del trasporto pubblico locale, pendolare e su ferro; ridurre le emissioni industriali e quelle prodotte dal riscaldamento; dall’altro lato velocizzare al più presto la messa a norma di quei sistemi fognari e depurativi su cui l’Europa, sempre attenta all’ambiente e alla salute dei cittadini, da anni ci chiede di intervenire. Un’Europa di cui si parla spesso male in questo ultimo periodo, dimenticando che è proprio grazie al suo intervento se, ad esempio, è stata chiusa la discarica di Malagrotta a Roma o se Milano ha costruito nel 2001 il suo depuratore».

L’inquinamento atmosferico continua ad essere un’emergenza cronica nella Penisola - Stefano Ciafani

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