Agricoltura sostenibile: una risposta alla cultura del consumo

Nuovi studi hanno rivelato un ritorno alla coltivazione della terra in Italia, ma quali sono i veri vantaggi di questa nuova agricoltura sostenibile?

Agricoltura sostenibile significa, letteralmente, un sistema agricolo che assicuri un minore impatto sulle risorse del pianeta, traducendosi in meno sprechi di acqua e terra fertile. E più cibo sano per 9.8 miliardi di persone, quanti saremo nel 2050.

Ma da dove cominciare? La sostenibilità in agricoltura riguarda innanzitutto i produttori, uomini e donne (molto spesso giovani) che non possono più accettare le richieste dei grandi acquirenti.

Quando prendiamo in considerazione i movimenti globali dell’economia, capita spesso di parlare di industria tecnologica, servizi e manifattura, dimenticando che il 60 per cento della popolazione mondiale è ancora fortemente dipendente dall’agricoltura. Un settore che non può quindi essere ignorato, specialmente se teniamo bene a mente che nel 2050, in relativamente pochissimi anni, il pianeta conterà quasi dieci miliardi di persone – e la domanda di prodotti agricoli crescerà di almeno il 50 per cento.

Cosa può essere fatto, quindi, per rispondere a questa gigantesca richiesta di cibo? Come fare a sfamare l’intera popolazione mondiale senza esasperare le risorse della Terra, e rendere ancora più netto il gap socioculturale tra paesi sviluppati e non? L’agricoltura sostenibile potrebbe avere la risposta a queste domande: per questo, l’ONU l’ha inserita ai primi posti nella sua agenda per lo sviluppo sostenibile.

“Cosa può essere fatto per rispondere a questa gigantesca richiesta di cibo? Come fare a sfamare l’intera popolazione mondiale senza esasperare le risorse della Terra?”
COS’È L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE?

Per assicurare il giusto sviluppo di un’agricoltura sostenibile, bisognerebbe innanzitutto concentrare la produzione attorno a tre valori fondamentali, cambiando l’attuale attitudine allo sfruttamento e allo spreco.

– Efficienza

Nel contesto di reale sostenibilità, gli studi presentati dall’ONU suggeriscono di lavorare affinché nelle coltivazioni ci sia più efficienza nell’utilizzo dei fattori produttivi quali concimi, energia ed acqua – un’evoluzione necessaria per ottenere più efficienza, meno sprechi e minor inquinamento.

I consumi si possono tagliare, per esempio, introducendo sistemi d’irrigazione efficaci e in grado di somministrare piccoli volumi di acqua, calcolando e somministrando la reale necessità idrica delle piante.

– Fertilità

Il secondo perno dell’agricoltura sostenibile è un’altra equazione: terreno più fertile con meno fertilizzanti. Quindi interrompere il modello attuale in cui un terreno è sfruttato a tal punto in cui non riesce ad essere più fertile. Un cambiamento raggiungibile tramite le giuste rotazioni delle colture e impedendo che una particolare coltivazione torni sullo stesso campo prima di un determinato periodo, considerato idoneo.

– Gli agricoltori

In terzo luogo, l’agricoltura sostenibile è possibile quando, prima ancora della terra, rispetta le persone e le comunità che lavorano nel settore agricolo, il territorio dove si produce, con la sua identità e con le sue specificità. Questo implica una comunicazione più cristallina e bilanciata tra produttori e acquirenti, implementando un equilibrio nella definizione dei prezzi, delle quantità e della qualità di ciascun prodotto.

LE IMPRESE AGRICOLE

Ritornare a coltivare la terra potrebbe sembrare un azzardo nell’epoca digitale e dell’economia virtuale; ma mentre nel mondo si parla di monete virtuali e intelligenza artificiale, nuove tendenze in Italia posizionano la soluzione alla crisi proprio nell’agricoltura sostenibile. Secondo gli ultimi dati del 2017, ben 50mila aziende agricole sono guidate da persone con meno di quarant’anni. Un pattern probabilmente destinato a consolidarsi, per effetto dei Piani di sviluppo rurale e grazie agli interventi per il Mezzogiorno che incoraggiano i giovani agricoltori. A questi ultimi si aggiungono le reti d’impresa agricole, che permettono ai giovani coltivatori di tenersi in stretto contatto lavorativo l’uno con l’altro, tagliando i costi e ricevendo le agevolazioni fiscali. Coinvolgendo i giovani, si può veramente pensare quindi allo sviluppo di un’ agricoltura sostenibile che riesca a produrre prodotti nutrienti per la popolazione in crescita. Ovviamente senza compromettere il più che mai precario equilibrio dell’ecosistema.

 

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“Nuove tendenze in Italia posizionano la soluzione alla crisi proprio nell’agricoltura sostenibile”

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