Antropocene: la nuova era

Quanto pesa l'impronta dell'uomo

Antropocene è un termine coniato nel 2000 dal premio nobel per la chimica Paul Jozef Crutzen: secondo il chimico olandese l’antropocene ha inizio con la rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo, il primo momento in cui l’azione umana ha manifestato la sua forza plasmatrice. Il termine oggi indica una nuova era geologica, fortemente segnata dall’intervento dell’uomo sull’ambiente. L’effetto allarmistico dell’antropocene si è prepotentemente affermato sui mass media soltanto negli ultimi anni, quando la società si è dovuta confrontare, talvolta in maniera drammatica, con le conseguenze reali degli scempi che per anni sono stati mascherati a danno degli ecosistemi, delle risorse ambientali e della salute dei cittadini. I macro problemi che affliggono il nostro ambiente, come il cambiamento climatico, la deforestazione, l’estinzione di specie animali, lo scioglimento dei ghiacciai, sono conseguenze più o meno dirette dell’azione umana.

La più grande forza che ha mutato il Pianeta è l’essere umano.
Le tracce del passaggio dell’uomo

Il termine antropocene indica letteralmente «l’era dell’uomo» ma nel tempo si è caricato di una valenza negativa, indicando solo l’impronta negativa dell’uomo nell’ambiente che ha modificato la struttura geologica del nostro Pianeta. La connotazione negativa è motivata dal “peso” delle azioni e dei comportamenti umani, responsabili dei grandi problemi come il cambiamento climatico, l’erosione del suolo, lo scioglimento dei ghiacciai e la perdita della biodiversità. Infatti, il modello artificiale che l’uomo ha esteso a un terzo della superficie terrestre ha attuato numerosi sconvolgimenti naturali, più o meno percettibili. I segni del passaggio, non indolore, dell’uomo sull’ambiente sono principalmente cinque:

  1. presenza nell’atmosfera delle emissioni di CO2 e dei combustibili fossili, che sono le più alte da 65 milioni di anni e che lasceranno tracce anche nei ghiacci antartici;
  2. produzione, quantità e pervasività di plastica, alluminio e cemento, che trascenderanno per secoli le nostre esistenze umane;
  3. gli effetti che l’impronta dell’uomo ha avuto nel tempo e che si stima dureranno milioni di anni: le attività minerarie, la deforestazione, l’urbanizzazione, e molte altre hanno inciso notevolmente sulla geologia terrestre.
  4. variazioni climatiche causate dall’uomo, dalle sue abitudini quotidiane come usare la macchina o alzare il riscaldamento in inverno.
  5. estinzioni di massa.

L’Antropocene siamo noi

In un tempo breve, soprattutto se messo in relazione con lo scorrere invariato dei millenni che ci hanno preceduto, l’essere umano ha snaturato e danneggiato radicalmente gli ecosistemi esistenti, dalla foresta amazzonica alle barriere coralline. Queste permanenti modificazioni climatiche e ambientali provocate dall’uomo pone il problema dei possibili scenari del futuro dell’umanità. Tuttavia l’antropocene siamo noi e lo siamo nel bene e nel male. Abbiamo quindi una responsabilità nei confronti del futuro del nostro Pianeta ma abbiamo anche gli strumenti teorici e pratici per sopperire ai mutamenti e ai macroproblemi che la nostra specie ha innescato.

Le nostre azioni hanno, più o meno direttamente, portato il Pianeta verso una nuova era geologica; tuttavia abbiamo una responsabilità morale ad agire per cambiare lo stato di cose, una responsabilità che non viene meno nonostante la consapevolezza che la nostra singola azione può raggiungere risultati minimi e quasi irrilevanti.

L’equilibrio naturale è stato violato dall’intelletto e dalle azioni dell'umanità.

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