Le api disorientate fanno male al pianeta

La “Sindrome di spopolamento degli alveari” rischia di danneggiare l’uomo

Nell’ultimo decennio le api non se la sono passata tanto bene.
L’utilizzo massiccio di pesticidi e colture massive hanno infatti causato in maniera altrettanto importante quella che gli studiosi hanno chiamato “Sindrome dello spopolamento degli alveari“.

La perdita di api è un problema serio e diffuso su tutto il pianeta. Basti pensare che circa il 70% delle colture in tutto il mondo si regge sul sistema dell’impollinazione ed è chiaro che, senza le dirette interessate, questo sistema rischia di collassare e generare un processo irreversibile di conseguenze negative.

Che cosa succede con la Sindrome di spopolamento degli alveari?

Che cosa succede con la Sindrome di spopolamento degli alveari?

Le cause di quello che gli inglesi chiamano Colony Collapse Disorder (CCD) non sono ancora ben conosciute. Ci sono i pesticidi e i sistemi di coltivazione che si basano sulle colture massive, appunto; ci sono anche studi dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia che indicano come dannose le reti cellulari su cui si appoggiano i nostri dispositivi mobili, siano essi telefoni o tablet.
Ciò che è certo è che le api diventano come disorientate, ritardate nelle loro funzioni vitali tradizionali. Questo significa il verificarsi di due principali fenomeni che danneggiano l’habitat naturale delle api e che sono strettamente connessi fra di loro.

Innanzi tutto, le api che si disorientano non sono in grado di tornare al proprio alveare, e lontano dal loro consueto nido le api non sono in grado di sopravvivere. L’ulteriore problema collaterale è che molte di queste api non muoiono tutte insieme, disperdendosi e rendendone così difficili le ricerche da parte di chi le volesse analizzare e far loro un’autopsia per cercare di capire le cause della morte.
Inoltre, questa dispersione causa l’abbandono a se stesso dell’alveare, perché rimangono solo l’ape regina e le api operaie meno esperte, che non sono in grado né di difendere l’alveare stesso, né tanto meno riescono a preservare le larve, che così non diventeranno delle vere e proprie api.

L’incidenza maggiore di questa Sindrome dello spopolamento degli alveari ha avuto il proprio picco agli inizi degli anni Dieci del Duemila, soprattutto in buona parte degli Stati Uniti e nel nord Europa a ridosso con l’Oceano Atlantico, soprattutto in Gran Bretagna. Una buona notizia è che, seppur in misura minore, negli ultimi anni lo spopolamento è diminuito, anche grazie alle misure prese dai singoli paesi europei allo scopo di ridurre l’utilizzo di alcuni pesticidi.
È però importante rendersi conto che il problema che affligge un elemento della catena ecologica, affligge tutto l’ecosistema che lo circonda, riportando alla luce il primo, fondamentale principio dell’ecologia, quello che recita che “in natura tutto è connesso“.

"In natura tutto è connesso"

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