I consumi energetici aumenteranno del 58% entro il 2050

Secondo uno studio presentato su Nature Communications, un importante aumento delle temperature significherebbe un aumento di consumi energetici

I consumi energetici raddoppieranno di pari passo con il crescente riscaldamento globale. Questo è quanto prevedono gli esperti di economia e climatologia: due discipline diversissime che, di fronte ai cambiamenti climatici che stanno investendo il globo, si trovano spesso ad analizzare due facce della stessa medaglia.

Secondo un nuovo studio presentato sulla rivista Nature Communications, nel contesto di un importante aumento delle temperature nei prossimi trent’anni, i consumi energetici legati al clima potrebbero aumentare del 25-58%, a seconda della regione del pianeta.

Mentre, nel caso di un assestamento su un global warming moderato, ovvero se attuassimo le politiche proposte per ridurre le emissioni come richiesto negli accordi di Parigi (2015), l’aumento dei consumi energetici potrebbe essere più contenuto, con cifre intorno all’11-27%.

Questo aumento si somma a quello precedentemente previsto in concomitanza con la rapida crescita della popolazione e, consecutivamente, dell’economia. Lo studio di Nature Communications è il primo del suo genere a valutare le implicazioni energetiche dovute al cambiamento climatico a livello globale, ed è riuscito a prevedere come il fabbisogno energetico aumenterà soprattutto nelle regioni tropicali e in quelle meridionali degli Stati Uniti, dell’Europa, e della Cina.

"Il bisogno energetico potenziale aumenterà. Se questo poi si tradurrà in aumento effettivo della spesa dipenderà dalla situazione socioeconomica e infrastruttutale”
Una crisi climatica e umanitaria

I settori che verranno maggiormente coinvolti sono soprattutto quelli dell’industria e dei servizi pubblici, dove si vedranno maggiori consumi, legati alla necessità di condizionamento dell’aria.

Questo dilemma è facilmente riconducibile alle temperature che salgono e dei giorni di caldo che aumentano. “L’aumento dei giorni di caldo è concentrato alle medie latitudini e ai tropici, dove tra l’altro si concentra buna parte della popolazione mondiale“, ha spiegato Enrica De Cian co-autrice dello studio e professoressa di Economia Ambientale presso la Università Ca Foscari Venezia e il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). La sua teoria vede un numero superiore di giornate calde, quelle che richiedono l’uso di climatizzatori, che intorno al 2050 aumenteranno fino di una media di 75 giorni in più rispetto ad oggi.

Ma se alcune economie riusciranno forse a permettersi maggiori consumi energetici, per altre, un aumento dei costi potrebbe provarsi più difficile.

Se vorranno adattarsi dovranno spendere una parte maggiore del loro reddito per il condizionamento“, aggiunge De Cian. “Il bisogno energetico potenziale aumenterà. Se questo poi si tradurrà in aumento effettivo della spesa dipenderà dalla situazione socioeconomica e infrastruttutale. In Africa molte persone non hanno accesso all’elettricità per cui il loro bisogno difficilmente potrà essere soddisfatto.

Il mercato dei climatizzatori

La questione climatica di questi anni non si limita quindi ad essere solo un problema di sostenibilità, ma anche una crisi umanitaria che nei prossimi trent’anni vedrà milioni di persone che non avranno i mezzi necessari per accomodare maggiori consumi energetici.

E potrebbe sembrare addirittura facile pensare che, approfondendo proiezioni al 2050, questi cambiamenti non stiano già avvenendo. Gli effetti del clima che si scalda sono chiari già adesso : prendiamo in considerazione il fiorente mercato del condizionamento privato.

Negli anni ’90 gli europei possedevano circa 44 milioni di condizionatori, sistemi ad alto consumo di energia, che sono diventati 80 milioni nel 2010. Per il 2050 ci si attende che il numero possa salire a 275 milioni, rappresentando il numero di europei  che non potranno rinunciare al condizionatore d’aria. In Italia il panorama non è diverso: “Nel 2001 una famiglia italiana su dieci possedeva un condizionatore, oggi siamo circa ad una ogni due“, dice ancora Enrica De Cian.

Tenendo in considerazione le temperature in rialzo, e i consumi energetici che potrebbero essere inevitabilmente legati al condizionamento dell’aria, Save The Planet, ha deciso di  appoggiare progetti di edilizia sostenibile che si concentrano sulla costruzione di ambienti che riescano a reagire meglio ai cambiamenti climatici.

Per questo donare il 5X1000 a Save The Planet potrebbe essere un contributo concreto nella lotta contro il Global Warming e le terribili conseguenze che questo cambiamento porterebbe con se.

Scopri di più sulla nostra pagina dedicata.

"Nel 2001 una famiglia italiana su dieci possedeva un condizionatore, oggi siamo circa ad una ogni due"

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