Da dove viene la Plastica?

La plastica fu originariamente introdotta come alternativa ambientalista ai materiali di bracconaggio come avorio e corno, ma da dove viene veramente?

IE se la plastica avesse origini ironicamente ecologiche?
Il primo vero polimero sintetico fu inventato da John Wesley Hyatt nel 1869, che si ispirò al bando di $10.000 offerti da una società di New York a chiunque potesse fornire un sostituto per l’avorio. Al tempo, la crescente popolarità del biliardo aveva messo a dura prova la fornitura di avorio naturale, ottenuto attraverso la caccia e il bracconaggio di elefanti selvatici. Trattando la cellulosa naturale con la canfora, Hyatt riuscì a ottenere una sostanza plastica con le proprietà adatte ad essere sviluppata in forme diverse e perfetta per imitare sostanze naturali come guscio di tartaruga, corno e avorio.

Questa scoperta fu rivoluzionaria. Per la prima volta nella storia, la produzione umana non fu vincolata dai limiti della natura e ai quantitativi limitati di legno, metallo, pietra, ossa, zanna o corno del nostro pianeta. Un nuovo materiale inventato dall’uomo e non presente in natura, che non solo avrebbe potuto aiutare le persone, ma anche l’ambiente. Le pubblicità del periodo infatti elogiarono la celluloide come la salvatrice degli elefanti e delle tartarughe.
La plastica avrebbe dovuto proteggere il mondo naturale dalle forze distruttive del bisogno umano.

La potenza industriale della plastica avrebbe potuto rivelarsi importante quanto la stessa forza militare
Lo sviluppo di nuove materie plastiche

Nel 1907, Leo Baekeland inventò la bachelite, la prima plastica completamente sintetica, ovvero interamente priva di molecole trovate in natura. Baekeland era alla ricerca di un sostituto sintetico della gommalacca, un isolante elettrico naturale, per soddisfare le esigenze della rapida crescita dell’industria elettrica negli Stati Uniti. La bachelite non era solo un buon isolante; era anche robusta, resistente al calore e, a differenza della celluloide, ideale per la produzione di massa. Commercializzato come “il materiale dai mille usi“, la bachelite poteva essere modellata in quasi ogni forma, offrendo infinite possibilità di produzione.

I successi di Hyatt e Baekeland portarono quindi le maggiori società chimiche a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi polimeri: presto le nuove plastiche si sono unirono alla celluloide e alla bachelite. Mentre Hyatt e Baekeland erano scienziati alla ricerca di materiali con proprietà specifiche, i nuovi programmi di ricerca cercavano nuove materie plastiche per il loro stesso interesse, preoccupandosi di trovare poi gli usi in un secondo momento. La seconda guerra mondiale rese la grande espansione dell’industria delle materie plastiche necessaria negli Stati Uniti: la potenza industriale della plastica avrebbe potuto rivelarsi importante quanto la stessa forza militare per vincere il conflitto.

La plastica diventa grande

È proprio durante la seconda guerra mondiale che la necessità di preservare le scarse risorse naturali ha reso la produzione di alternative sintetiche una priorità. La plastica riusciva a fornire quei sostituti. Il nylon, inventato da Wallace Carothers nel 1935 come seta sintetica, fu infatti usato estensivamente durante la guerra per produrre paracaduti, funi, armature, fodere per gli elmetti e altro ancora. Il plexiglas rappresentava un’alternativa al vetro per i vetri degli aerei. Un articolo della rivista Time osservò con orgoglio che, a causa della guerra, “le materie plastiche sono state trasformate in nuovi usi e l’adattabilità della plastica è stata dimostrata ancora una volta.” Durante la seconda guerra mondiale la produzione di polimeri sintetici negli Stati Uniti aumentò del 300%.

L’ondata di produzione di plastica continuò dopo la fine della guerra. Dopo aver attraversato la Grande Depressione degli anni trenta e poi la seconda guerra mondiale negli anni quaranta, le culture occidentali erano pronte a spendere di nuovo, e gran parte di ciò che compravano era fatto di plastica. Secondo l’autrice Susan Freinkel, “Prodotto dopo prodotto, mercato dopo mercato, le materie plastiche hanno sfidato i materiali tradizionali e hanno vinto, sostituendo l’acciaio delle automobili, la carta e il vetro degli imballaggi e il legno dei mobili.” Le infinite possibilità della plastica offrirono una visione quasi utopica di un futuro con abbondanti ricchezze materiali grazie a una sostanza economica, sicura e igienica che poteva essere modellata dagli umani per ogni loro capriccio.

Intanto, negli anni sessanta gli scienziati cominciarono ad accorgersi dell’allora neonata isola di rifiuti plastici che si stava formando a largo delle Hawaii, nell’oceano Pacifico.
Il resto, poi, è storia.
La nostra.

Le infinite possibilità della plastica offrirono una visione quasi utopica di un futuro con abbondanti ricchezze materiali

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