Durata elettrodomestici

Troppo spesso i prodotti tecnologici sono realizzati per non durare

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Secondo il consorzio Ecodom che si occupa della gestione dei rifiuti elettrici, nel 2018 abbiamo gettato 105.516 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Molto spesso questi relitti incrementano le numerose discariche abusive o ingrossano i cassonetti delle nostre strade, rischiando di contaminare l’ambiente e danneggiare la nostra salute. Questi scarti, conseguenza diretta della scarsa sostenibilità ed efficienza dei prodotti venduti, sono composti:

  • per il 62% da medi elettrodomestici come lavastoviglie, lavatrici, asciugatrici, forni, microonde, cappe, stufe elettriche, frullatori e boiler;
  • per il 35% da grandi elettrodomestici per la conservazione e il deposito di alimenti, come frigoriferi e congelatori;
  • per il 3% da piccoli elettrodomestici come monitor, spazzolini elettrici, computer e tv.

La tendenza delle aziende manifatturiere di produrre beni di breve durata è un fenomeno che oltre a comportare un danno economico ai consumatori, presenta ricadute negative e dannose anche sull’ambiente.

L’obsolescenza programmata: “l’altra sporca ultima meta” dell’inquinamento.
Il breve destino dei beni elettrici

«Le cose non sono più fatte per durare» direbbero giustamente i nostri genitori o i nostri nonni. Negli anni ’70 infatti, il ciclo di vita medio di un elettrodomestico era di circa 20/30 anni, oggi la sua esistenza di è ridotta di circa un decimo. Già alla fine degli anni ‘90 una lavatrice aveva una durata di almeno 12 anni, adesso i modelli più economici non oltrepassano i 3 anni di vita. Il dato più impressionante riguarda i piccoli elettrodomestici come monitor, Smartphone, computer e spazzolini elettrici hanno una vita media di 3 anni, secondo un’indagine dell’esperto di tecnologia Stephan Schridde e il professor Christian Kleiss della facoltà di Economia di Aalen.

Esiste un termine specifico che indica la triste sorte dei prodotti tecnologici che ci circondano: obsolescenza programmata. Questi beni nascono con un limite massimo di durata finalizzata ad incrementarne la produzione. Ma insieme al consumo, aumenta anche la quantità di rifiuti, che finiscono ad incrementare discariche in terra o in mare. Alcuni prodotti infatti non consentono nemmeno la sostituzione oppure adottano componenti i cui sono introvabili o più cari del prodotto stesso.

L'impegno mondiale

L’Europa e gli Stati Uniti d’America hanno in programma una serie di proposte per obbligare le aziende manifatturiere a produrre prodotti elettronici che abbiano un ciclo di vita maggiore e che possano essere facilmente riparabili. Molto spesso infatti alcuni prodotti non possono essere aggiustati perché non ci sono pezzi di ricambio oppure non è neanche possibile smontarli. Già nel 2015 la Francia ha approvato una legge sulla transizione energetica che comprendeva interventi anche rivolti all’obsolescenza programmata. La Commissione Europea, sollecitata in particolare da Belgio, Olanda e Finlandia, è intenzionata a prendere seri provvedimenti per allungare la vita degli elettrodomestici.

Il cambiamento deve essere globale e deve riguardare l’intero sistema economico. E’ infatti necessario passare da un modello lineare ad uno circolare, riducendo notevolmente i costi di produzione, i rifiuti non riutilizzabili e le conseguenze pericolose per l’ambiente. Nell’economia circolare infatti i prodotti non vengono meno quando termina il loro ciclo di vita, ma si trasformano in nuove risorse utilizzabili all’interno del sistema economico. I prodotti a breve vita devono quindi essere sostituiti da prodotti a lunga durata: frigoriferi, computer, lavatrici e forni devono essere progettati con l’idea della durata, del riutilizzo e del recupero.

Le nostre singole azioni possono sollecitare le amministrazioni ed i governi a porre un freno all’”invecchiamento precoce” dei dispositivi elettrici

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