PFAS: emergenza sanitaria in Veneto

L’inquinamento da PFAS in Veneto è passato dall’essere un disastro ambientale a una vera e propria crisi sanitaria che toccherà migliaia di persone

PFAS è la sigla che indica le Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici), una famiglia di composti chimici utilizzati prevalentemente in campo industriale. Sono acidi molto forti usati in forma liquida, con una struttura chimica che li rende resistenti ai principali processi naturali di degradazione. Una qualità questa che per molte decadi ha trovato utilizzi del trattamento del pellame e dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche idrorepellenti.

Come molti prodotti chimici che sono stati usati ampiamente a partire dagli anni ’50, i PFAS sono oggi considerati tra i fattori di rischio per un’ampia serie di patologie. Si ritiene che i PFAS intervengano negativamente sul sistema endocrino, compromettendo la fertilità, e che siano comunque sostanze largamente cancerogene. Alcuni studi hanno ipotizzato addirittura una relazione tra le patologie fetali e gestazionali e la contaminazione da queste sostanze tossiche.

Se non smaltiti correttamente, i PFAS riescono a penetrare facilmente nelle falde acquifere e, attraverso l’acqua raggiungono i campi volti all’agricoltura e gli alimenti prodotti.

“I valori elevati di PFAS che sono stati riscontrati nei 16.400 cittadini hanno presentato alterazioni della pressione arteriosa o degli esami bioumorali”
Una crisi sanitaria

Il caso di inquinamento da PFAS che è scoppiato nella provincia di Vicenza (ora da considerarsi una vera e propria zona rossa), è stato riconducibile, fra le altre, anche a Miteni, un’azienda chimica che per anni ha smaltito illegalmente queste sostanze tossiche. Un’azienda che ha inoltre convenientemente dichiarato bancarotta lo scorso ottobre, evitando quindi di ripagare i milioni di danni che la sua condotta ha causato all’ambiente e ai cittadini.

Le problematiche legate alla salute di questi ultimi sono state recentemente prese in analisi dall’amministrazione della regione, diventando una vera e propria crisi clinica. Secondo le ricerche delle autorità, la contaminazione da PFAS ha portato il 65 per cento delle persone controllate dalla Regione Veneto, ad avere valori elevati di perfluoroalchilici nel sangue. Questo scioccante numero è il risultato di analisi effettuate su 25.000 residenti in trenta comuni diversi. I valori elevati di PFAS che sono stati riscontrati nei 16.400 cittadini hanno presentato alterazioni della pressione arteriosa o degli esami bioumorali. Nei controlli sui giovani adulti sono stati riscontrati valori elevati per due tipi di colesterolo e per l’Egfr (stima la funzionalità dei reni). Risultati spaventosi che sono stati anche riscontrati in ben 272 “soggetti in età pediatrica”.

Cosa fare

Mentre la Regione Veneto continuerà ad analizzare e sostenere i propri cittadini, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha quantificato i danni a 136,8 milioni di euro, inviando questi dati al ministero dell’Ambiente.

Sulla questione dei PFAS, il ministro Sergio Costa, ha detto: “Non abbiamo dimenticato di fissare i limiti, per questo ho costituito un tavolo al ministero dell’Ambiente per lavorare con Regione Veneto, Ispra e ministero della Salute. Nel frattempo c’è la necessità di una bonifica: i finanziamenti ci sono. Il 27 novembre scorso ho girato al commissario delegato 56,8 milioni di euro, 46 milioni sono già nella disponibilità della Regione Veneto. Nel corso del 2019 assegneremo i residui 10 milioni. E, vista l’emergenza, il ministero destina altri 23,2 milioni per interventi individuati dalla Regione Veneto”.

Il commissario delegato dalla Protezione civile all’emergenza PFAS, Nicola Dell’Acqua, ha spiegato al quotidiano La Repubblica: “Stiamo investendo cento milioni per evitare che l’acqua inquinata arrivi ai rubinetti dei veneti”, riferendosi alle quattro province principalmente coinvolte nella crisi di contaminazione: Vicenza, Verona, Padova e Rovigo. “Venti milioni sono già stati appaltati per la costruzione di pozzi nuovi e la posa di sedici chilometri di tubature“, ha aggiunto Dell’Acqua, “non dovremo più pescare dalla falda del Gorzone e sposteremo la presa d’acqua nel Veronese, nel Padovano e a Recoaro, provincia di Vicenza”.

“Si ritiene che i PFAS intervengano negativamente sul sistema endocrino e che siano sostanze cancerogene”

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