L’impianto di estrazione di CO2 è operativo in Puglia

La DAC (Direct Air Capture), operativa in Puglia dallo scorso ottobre, promette di diventare il sistema preferenziale di estrazione di CO2 dall’atmosfera

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Il nuovo impianto per l’estrazione della CO2 dall’atmosfera – un’iniziativa facente parte del progetto europeo Store&Go – celebra i suoi primi cinque mesi di operatività. Questa nuova struttura è stata realizzata nella cittadina pugliese di Troia, dopo nemmeno un anno dall’avvio ai lavori di sviluppo, nel novembre del 2017. La tecnologia adottata è quella della svizzera Climeworks, una delle due principali imprese – l’altra è la statunitense Carbon Engineering – che hanno creato sistemi ad alta efficienza per la cosiddetta Direct Air Capture.

Nella corsa contro il tempo volta all’impedire che il riscaldamento globale superi soglie pericolose, la DAC (Direct Air Capture) è una delle possibili strade per eliminare CO2 dall’atmosfera. Virtualmente sconosciuto a molti al di fuori della cerchia dei ricercatori, DAC è considerato un approccio molto promettente a giudicare dai risultati che i primi impianti di questo tipo stanno riscontrando su scala globale.

All’infuori di questo rivoluzionario metodo, ci siamo storicamente affidati a tre diverse modalità per eliminare CO2 dall’atmosfera terrestre, ma tutte e tre hanno presentato almeno un punto debole importante che ha pregiudicato loro il titolo di soluzione definitiva.

la DAC (Direct Air Capture) è una delle possibili strade per eliminare CO2 dall’atmosfera
I metodi per l’estrazione di CO2

Dei tre metodi menzionati, la riforestazione rimane forse l’approccio più classico: piantare nuovi alberi che consumino l’anidride carbonica naturalmente, potrebbe apparire come la tecnica migliore, ma purtroppo richiede tempistiche molto dilatate e enormi quantità di terreno.

L’opzione BECCS – L’approccio Bio-Energy with Carbon Capture and Storage (appunto BECCS, prevede di usare come combustibile solo le biomasse, che per formarsi consumano CO2, e “catturare” sul nascere l’anidride carbonica che si forma quando i combustibili vengono usati, evitando che vada nell’atmosfera. Richiede molta biomassa (quindi terreno per produrla) e pone il problema dello stoccaggio della CO2.

La terza opzione a noi disponibile fino ad oggi è l’Enhanced Weathering, un sistema che prevede di distribuire grandi quantità di minerali la cui dissoluzione progressiva, per azione della pioggia, comprende reazioni chimiche che assorbono anidride carbonica dall’aria. È costoso e ha come effetto collaterale un’alterazione nella naturale salinità dei mari.

L’unico aspetto negativo attribuibile al DAC è il suo costo elevato – alcuni studi risalenti al 2011 ponevano il costo della Direct Air Capture ad almeno 550 dollari per tonnellata di CO2 estratta. Va comunque tenuto in considerazione che questa è una tecnologia molto recente, e il suo eventuale, probabile sviluppo potrebbe portare ad un abbassamento dei costi piuttosto drastico. O almeno, queste sono le previsioni dei suoi sostenitori

Ma come funzione il DAC?

Tutti i sistemi DAC disponibili sul mercato sono piuttosto simili nella loro tecnologia di base: L’aria dell’atmosfera viene risucchiata da ventole in un ambiente monitorato, dove viene poi messa in contatto diretto con un filtro, all’interno del quale un elemento chimico si occupa di catturare e fissare le molecole di CO2. Una volta priva di anidride carbonica, l’aria viene poi re-immessa nell’atmosfera. Una volta pieno, il filtro viene poi sottoposto ad ulteriori reazioni chimiche e successivamente riscaldato. Il risultato è anidride carbonica pura che verrà immagazzinata, o meglio, fissata ad altri elementi chimici per produrre combustibile pronto per essere poi rivenduto e affievolire i costi dello stesso impianto. È una opzione molto interessante per rendere “carbon neutral” i sistemi di trasporto che non possono ricorrere alle fonti rinnovabili, come quelli aerei e navale.

A oggi, il vero problema della DAC è e rimane il suo alto prezzo, ma i ricercatori rimangono speranzosi che una volta reso più economico, questo metodo diventi il sistema preferenziale – mai l’unico, comunque – di estrazione della CO2. Un processo forse arduo, ma pienamente valido se si tengono in considerazione gli ottimi risultati ottenuti da questi impianti su scala globale.

I ricercatori rimangono speranzosi che una volta reso più economico, questo metodo diventi il sistema preferenziale - mai l’unico, comunque - di estrazione della CO2

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