Un’isola di plastica tra la Corsica e l’isola d’Elba

Una vera e propria isola di plastica galleggiante è stata recentemente scoperta nel Tirreno - la prima così vicina alle nostre coste

Un’isola di plastica ha ben poco a che fare con le isole tradizionali: non ci sono spiagge, non ci sono alberi, non ci sono animali esotici. Solo una gigantesca zuppa di plastica galleggiante.

E una di queste nuove isole è stata da poco scoperta a metà tra la Corsica e l’isola d’Elba, nel mare del Tirreno. Una striscia di rifiuti raggruppatasi per via delle correnti, e contenente bottigliette, bicchieri, cannucce e cotton fioc, vere e proprie armi letali per il fragile ecosistema marino.

Sono rifiuti, questi, che col tempo si degradano in microplastiche tossiche e molto difficili da recuperare, ma purtroppo molto facili da essere confuse con plancton dai pesci che, mangiandole, portano queste scorie plastiche anche nella nostra catena alimentare.

Ci sono posti dove abbiamo una vera e propria zuppa di plastica. Il problema alla fine è che questa plastica si accumula nei tessuti dei pesci, che diventano tossici, e alla fine i rifiuti arriveranno nel nostro stomaco”, ha detto Océane Couturier, membro dell’associazione Mer et Vivre, in relazione a questa particolarissima isola di plastica.

Una pericolosa realtà composta da migliaia e migliaia di plastiche e microplastiche a due passi da noi, accumulate grazie ai vortici che si sviluppano temporaneamente in quest’area.

”Questa plastica si accumula nei tessuti dei pesci, che diventano tossici, e alla fine i rifiuti arriveranno nel nostro stomaco”
UN’ISOLA TEMPORANEA

Nonostante le dimensioni ridotte, le problematiche che sorgono con questa scoperta si allineano con quelle della Great Pacific Garbage Patch, l’isola di plastica a largo della California grande tre volte la Francia. I rifiuti avvelenano il mare, uccidendo pesci e tartarughe.

Questa nuova isola nel Tirreno è la prova che l’inquinamento marino è più vicino di quanto potessimo pensare, a dirlo è Francois Galgani, responsabile dell’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer (Ifremer) di Bastia, che descrive l’isola di plastica come una “vera e propria striscia di rifiuti che ciclicamente viene trasportata dalle correnti ed è frutto dell’inciviltà e del non corretto smaltimento rifiuti”.

La peculiarità di questo conglomerato di immondizia è il fatto che non è permanente, compare infatti solo dopo pioggia e correnti molto forti.

Questa è una situazione cronica, quando abbiamo condizioni meteorologiche avverse, ad esempio il vento da nord-est in estate,abbiamo grandi arrivi di rifiuti sulla costa della Corsica” ha ammesso Francois Galgani, continuando: “Si tratta di poche decine di chilometri. Ma a differenza delle isole di plastica nel Pacifico o l’Atlantico che sono “correnti permanenti”, nel Mediterraneo questi sono accumuli sono temporanei e durano alcuni giorni o settimane, un massimo di due o tre mesi, ma mai rimangono in maniera permanente“.

L’INQUINAMENTO DEL NOSTRO MARE

Provare a limitare questo fenomeno come qualcosa che avviene unicamente lontano da noi e dalle nostre realtà locali è quindi non solo inutile ma persino controproducente. Gli effetti del cambiamento climatico e del crescente inquinamento si stanno oggi riflettendo sul nostro territorio, basta pensare agli smontamenti dovuti alle tempeste in Veneto dello scorso autunno, o alla progressiva erosione delle nostre coste. Anche se non permanente, la presenza di un isola di plastica così vicina all’Italia è comunque una spaventosa wake-up call su come le nostre abitudini debbano essere cambiate al più presto.

“Un frutto dell’inciviltà e del non corretto smaltimento rifiuti”

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