Polonia: da Katowice l’impegno globale contro la CO2

Si è appena concluso il Cop24 con un accordo vincolante tra i paesi partecipanti, ma la strada da percorrere è ancora tortuosa.

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Nel corso delle prime due settimane del mese di Dicembre (per la precisione, dal 2 al 14), si è conclusa Cop24, la ventiquattresima conferenza mondiale sul clima. Per l’occasione è stata scelta la località di Katowice la quale, insieme al resto della regione dell’Alta Slesia, detiene il triste primato per i cieli più inquinati d’Europa. Il motivo? Presenta le più importanti miniere di carbone del continente, ed è quindi uno snodo importante per il suo commercio. La scelta di un simile luogo non poteva dunque che fungere da rafforzativo simbolico per tutti i rappresentanti delle 196 nazioni partecipanti.
L’esito delle 12 giornate ha portato a un’intesa, ma è stato purtroppo registrato un atteggiamento troppo cauto e incerto nonostante la gravità della situazione che affligge noi tutti. Recenti rapporti rivelano che abbiamo solo 12 anni di tempo per porre un freno al cambiamento climatico, oltre i quali diverrà irreversibile.

abbiamo solo 12 anni di tempo per porre un freno al cambiamento climatico

Proprio per questo è stata importante l’approvazione di quei contenuti che segnano una prosecuzione di Parigi 2015. La loro articolazione dà luogo a tre pilastri, ognuno dei quali rivela, almeno sulla carta, l’intento di risolvere la situazione nel concreto:

1) l’adozione delle linee guida alla base del già citato Accordo (il cosiddetto Rulebook), e tra le quali non manca il mantenimento dell’aumento della temperatura al di sotto di 1,5° rispetto all’era pre-industriale
2) l’impegno a decarbonizzare sempre di più le economie dei paesi avanzati
3) l’istituzione del Green Climate Fund, ovvero un fondo da 100 miliardi di dollari da destinare ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nella lotta contro il cambiamento climatico.

I paesi ratificanti dovranno poi elaborare un piano nazionale da presentare entro la fine dell’anno e concretizzare in quello successivo.

Questi punti indicano dunque dei buoni intenti, e infatti non sono rimasti inosservati gli aspetti positivi della conferenza. Germania e Norvegia hanno già dichiarato che aumenteranno il contributo al Green Climate Fund; più generalmente, il fatto che così tanti paesi abbiano partecipato alle negoziazioni indica la percezione diffusa dell’importanza di questa sfida. Al contempo, l’assenza di USA, Russia, Arabia Saudita e Brasile si fa decisamente assordante, specialmente considerando che sono tra i paesi che maggiormente contribuiscono all’inquinamento nel mondo. Per di più, i piani nazionali già presentati risulterebbero non in grado di produrre soluzioni adeguate alla gravità del problema. E come se non bastasse, questo è stato l’anno in cui si è registrato un aumento delle emissioni di CO2 del 2% dopo tre anni di stasi.
Eppure, nonostante questo, si manifesta dell’ottimismo da parte del presidente della Cop24, Michal Kurtyka: “Come ho già avuto modo di dire, l’accordo riposa su una base fragile. Bisogna dare per ricevere, e dobbiamo osare per salvare il pianeta”. Considerando l’impegno e la posta in gioco, non ci resta allora che vedere la migliore traduzione di quanto stato detto e negoziato nel corso di Cop24.

dobbiamo osare per salvare il pianeta

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