L’Artide in fiamme. Da oltre un mese le regioni più fredde del pianeta devastate dagli incendi.

Dalla Siberia all’Alaska, dal Canada alla Groenlandia, i satelliti mostrano le immagini di enormi nuvole di fumo che stanno distruggendo milioni di ettari di foresta boreale.

Le fiamme, complici le alte temperature, stanno attraversando anche la tundra che per buona parte dell’anno è coperta dalla neve, ma adesso è secca dalla siccitàSolo in Russia è bruciata tra giugno e luglio un’area vasta quanto il Belgio, si tratta di un disastro senza precedenti a memoria d’uomo. Gli esperti riconducono il fenomeno alle nefaste conseguenze del riscaldamento globale sull’equilibrio ambientale di una delle zone più delicate della Terra. Tanto delicata che sotto i ghiacci c’è una bomba a orologeria pronta ad esplodere. 

Gli incendi, divampati per cause naturali in aree disabitate a migliaia di km dalle principali città siberiane, in particolare nelle regioni di Irkutsk e Jacuzia, sono così vasti da non poter essere domati. A Mosca, il Ministro dell’Ambiente della Federazione Dmitry Kobylkin ha alzato bandiera bianca, i pompieri russi ormai non possono far altro che monitorarli. Stessa situazione riguarda il Canada, con roghi sviluppatisi in aree così remote da essere difficili da raggiungere con mezzi e uomini.  

Il grande caldo che ha colpito tutta l’Europa, con 30 gradi anche all’Artico, favorisce le fiamme perché basta un fulmine per scatenare l’inferno. Qui il clima da anni è destabilizzato a causa del global warming, il vortice polare è debole e le incursioni di aria calda fanno innalzare le temperature anche di 20 gradi sopra la media stagionale di queste latitudini. 

I climatologi lanciano un allarme davvero inquietante: gli incendi liberano in aria tonnellate di anidride carbonica che a sua volta aggravano il riscaldamento climatico. In questa drammatica spiralesi sta sciogliendo il permafrost, quello che dovrebbe essere il “ghiaccio perenne”. 

Secondo Greenpeace Russia, le foreste andate in fumo nel 2019 in queste regioni sono stimate in 12 milioni di ettari e nell’immediato significa avere meno “polmone verde” capace di assorbire l’anidride carbonica. Per conseguenza, la fuliggine caduta sulla neve ne favorisce lo scioglimento, riducendo la riflettività e intrappolando il calore in una spirale che si autoalimenta.  

Nel lungo periodo poi c’è la sopracitata bomba a orologeria, sotto forma di due minacce reali sepolte sotto il ghiaccioLa prima è già nota: ipermafrost è come un sarcofago che tiene imprigionati miliardi di tonnellate di gas (come il metano) che se liberati in atmosfera finirebbero per scaldare ancora di più il pianeta. La seconda è solo temuta ma non meno grave: i ghiacci siberiani potrebbero custodire dei virus preistorici che se risvegliati causerebbero epidemie mortali. Ma magari l’umanità si è già estinta prima. 

 

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