Liquidi inquinanti danni

I prodotti che silenziosamente e di nascosto inquinano

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Molto spesso ignoriamo che alcuni prodotti che usiamo per cucinare o pulire siano in realtà liquidi inquinanti potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la nostra salute. Semplicemente prestando attenzione alle nostre azioni quotidiane, come fare il bucato o scolare una scatoletta di tonno, potremmo ridurre notevolmente l’impatto ambientale. Il danno potenziale dei prodotti sintetici in circolazione è duplice:

– in primo luogo incrementano l’inquinamento ambientale sia dei mari che dell’atmosfera;

– inoltre danneggiano la nostra pelle, esponendoci a sostanze pericolose. Le possibili conseguenze per la nostra salute possono variare da malattie e difficoltà respiratorie, ad allergie e dermatiti da contatto.

Ogni giorno entriamo in contatto con numerosi liquidi inquinanti, chimici e sintetici.
Eco-attenzioni

I detersivi che usiamo ogni giorno per eliminare lo sporco, possono contenere tensioattivi, ovvero molecole sintetiche di derivazione petrolchimica, come gli schiumogeni e il larisolfato di sodio. Questi petrolati non biodegradabili hanno un notevole impatto ambientale, in fase di produzione e in quella di scarto. Il primo accorgimento possiamo attuarlo al supermercato, scegliendo prodotti completamente biologici, di origine vegetale e naturale, o comunque a basso impatto ambientale anche per quanto riguarda eventuali imballaggi. Acquistando prodotti alla spina o ricaricando contenitori riutilizzabili si elimina anche il problema dello smaltimento degli imballaggi di plastica, che molto spesso non sono riciclabili e finiscono ad accrescere le numerose isole di plastica. Per limitare l’impatto ambientale dei prodotti sintetici, si possono usare anche i “rimedi della nonna”, ovvero tutti quei prodotti naturali come aceto, alcol, bicarbonato e sale, che permettono di coniugare perfettamente l’ecologia e l’economia

Il più minaccioso e silenzioso inquinamento dell’ecosistema marino non consiste unicamente nell’errato smaltimento dei rifiuti, ma deriva dalle nostre abitudini quotidiane, come fare il bucato. I tensioattivi contenuti nei detersivi e nei prodotti per la cura della persona sono gli invisibili nemici del nostro ecosistema.

Dove va a finire l’olio

L’olio generico che usiamo per cucinare o friggere, così come quello necessario a conservare prodotti non è né biodegradabile né organico. Per questo motivo non può essere gettato nello scarico del lavandino di casa o abbandonato nei bidoni della spazzatura. L’olio da cucina, nelle sue numerose versioni, è considerato un rifiuto urbano pericoloso il quale, se disperso nell’ambiente, provoca ingenti danni all’ecosistema e anche alla nostra salute. Gettare l’olio negli scarichi sembra un’azione innocua, ma può provocare danni ambientali di notevole intensità. Infatti, 1 kg di olio gettato nelle falde acquifere può rendere l’acqua non potabile e può danneggiare il funzionamento dei depuratori dell’acqua.

Come possiamo quindi smaltirlo? L’olio deve essere raccolto in un contenitore qualsiasi (spesso il comune ne fornisce uno) e portato in uno dei numerosi punti raccolta dell’olio vegetale o isole ecologiche presenti nelle città. Se correttamente raccolto, inoltre, l’olio da cucina può essere riciclato e utilizzato per produrre grassi industriali, lubrificanti vegetali per le macchine agricole, glicerina per la saponificazione ed energia termica. Queste attenzioni potrebbero non essere indolori, ma sicuramente sono necessarie a migliorare l’ambiente che ci circonda e la nostre salute.

Anche agendo nel nostro piccolo possiamo fare una differenza mondiale

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