Il primo mammifero estinto

La terribile fine del piccolo roditore australiano

IL’innalzamento delle acque del mare, conseguenza del cambiamento climatico, ha distrutto l’habitat naturale del Bramble Cay Melomys, il primo mammifero estinto: un’isola di circa 5 ettari nello stretto di Torres, tra lo stato del Queensland e la Papua Nuova Guinea. Il piccolo roditore marrone era stato dichiarato in via di estinzione nel 2016 ma solo due giorni fa è stato proclamato ufficialmente estinto. La colpa, ancora una volta, è dell’uomo e dei cambiamenti climatici indotti dai suoi comportamenti e dai suoi stili di vita. Secondo il Living Report redatto dal WWF, l’attività antropica ha, negli ultimi 40 anni, causato la scomparsa del 60% dei mammiferi, dei rettili, dei pesci e degli uccelli, con danni ingenti alla biodiversità.

I cambiamenti climatici sono diventati garanzie di morte per molte specie in via d’estinzione.
Una specie già in pericolo

Il Bramble Cay Melomys viveva in una piccola isola sulla Barriera Corallina, al largo dell’Australia, particolarmente soggetta e vulnerabile ai cambiamenti climatici. Secondo il team di scienziati guidato da Ian Gynther del Queensland’s Department of Environment and Heritage Protection, l’aumento del livello del mare avrebbe distrutto il 97% dell’habitat del piccolo roditore. Secondo il team di ricerca, il livello globale del mare è aumentato di quasi 20 cm negli ultimi 100 anni, un tasso che continua ad aumentare ogni anno. Infatti la velocità di crescita del livello del mare non è una costante annuale, ma è data dalla velocità dell’anno precedente più 0,084 mm per ogni anno. Intorno allo stretto di Torres, il livello è quindi aumentato ad una velocità doppia rispetto alla media globale, con conseguenze tremende per la popolazione animale.

Il piccolo mammifero potrebbe quindi essere solo la prima di molte specie che rischiano l’estinzione a causa del cambiamento climatico. Secondo Lee Hannah, il ricercatore di Conservation International da anni dedito al cambiamento climatico, sostiene come una specie (animale) su cinque è minacciata dagli effetti del cambiamento climatico. Questa minaccia è decisamente maggiore per le specie che abitano piccole isole e montagne, le quali non avranno molti luoghi in cui rifugiarsi quanto le condizioni climatiche peggioreranno notevolmente.

Cosa possiamo fare

Purtroppo di fronte a eventi del genere crediamo di non aver alcun potere o influenza. Tuttavia, possiamo realmente impegnarci per mitigare gli impatti ambientali e prevenire le conseguenze più disastrose. I nostri governi e le amministrazioni potrebbero, ad esempio, realizzare aree protette dove trasferire la fauna selvatica, in base alle esigenze e alla necessità delle varie specie animali. Il nostro impegno come singoli cittadini potrebbe essere quello di ridurre le emissioni di CO2, modificando i nostri stili di vita e le nostre abitudini. E’ sufficiente infatti preferire veicoli elettrici (o comunque a basso consumo di combustibile), investire in energia green e sostenibile (magari sfruttando le risorse naturali) e diminuire il consumo di energia elettrica. Sebbene la distruzione degli habitat naturali e i cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra, siano conseguenze dell’attività umana, l’uomo è l’unico che ha il potere di scongiurare, o almeno ridurre, la portata di simili catastrofi.

«Il Melomys rubicola poteva essere salvato» sostiene Lee Hannah.

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