Risorse insufficienti per la popolazione umana entro il 2050

Per via della perdita in biodiversità e il consumo incontrollato, il Pianeta potrebbe non riuscire a produrre abbastanza risorse entro il 2050

Le risorse a nostra disposizione potrebbero non bastare entro il 2050. O meglio, non se continueremo a sfruttarle a questi ritmi. Questo potrebbe essere dovuto all’impressionante velocità con cui gli ecosistemi si stanno degradando – un evento senza precedenti nella storia umana – portando progressivamente ad una drammatica perdita di biodiversità. Un effetto collaterale già constatabile nel medio periodo: entro il 2050 le risorse della Terra non saranno più sufficienti. Queste sono le conclusione dell’ultimo rapporto del WWF: “Fare dei cambiamenti che migliorino i nostri standard di vita e riducano il nostro impatto sulla natura non sarà facile – ha detto il direttore generale di WWF International, James Leape – ma se non agiamo subito le conseguenze sono certe e terribili”.

Insieme alla drammatica perdita di biodiversità, il consumo marcato di risorse idriche, suolo fertile, foreste e specie animali ha raggiunto livelli insostenibili per il pianeta. Il rapporto del World Wide Fund – redatto dopo due anni di ricerche – dimostra come in pochissimi anni le popolazioni di vertebrati abbiano subito una perdita di almeno 1/3 e come l’impronta ecologica dell’uomo – cioè’ la domanda di risorse naturali da parte delle attività umane – è aumentata tanto che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato. 

“Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle”
AGIRE ADESSO

Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell’impronta ecologica sono per difetto – ha spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle, e di quanto il Pianeta sia capace di ‘metabolizzare’ i nostri scarti. E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili“. Per questo, secondo Bologna, “è tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Il nostro futuro dipenderà da come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostre abitazioni e da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità“. 

Questo pattern di consumo incontrollato riguarda tutti i paesi, e sebbene L’Italia si piazzi dietro al resto della comunità Europea, rimane comunque al 29esimo posto nella classifica mondiale delle nazioni che consumano di più. Anche l’Italia dovrà quindi  imboccare la strada della sostenibilità del proprio sviluppo, integrando le politiche economiche con quelle ambientali. 

I NUMERI

In tutto, lo studio del WWF ha tenuto in considerazione 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine, analizzando come, negli ultimi cinquant’anni  le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%. Un tracollo sostanziale della biodiversità globale. Il rapporto studia anche la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanità, concludendo che l’impronta dell’impatto umano sul Pianeta è più che triplicata nel periodo tra il 1961 e il 2003. In particolare, l’impronta relativa alla CO2, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell’intera footprint globale. Per questo è essenziale cambiare le nostre abitudini, contribuire attivamente a un’inversione di rotta deve essere una delle nostre priorità.

Oggi nel mondo si contano 7550 milioni di persone, di cui 1260 vivono nei Paesi sviluppati e 6290 in quelli meno sviluppati. La popolazione complessiva dovrebbe raggiungere 9,8 miliardi nel 2050.

Con un aumento cosi drammatico nella popolazione umana, non possiamo permetterci di compromettere un accesso democratico alle risorse del nostri Pianeta.

“Entro il 2050 le risorse della Terra non saranno più sufficienti”

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