I seabin ripuliranno la darsena di Fiumicino

A Fiumicino arrivano i seabin, dei cestini raccoglitori di rifiuti galleggianti per ripulire lo specchio d’acqua della Darsena

Seabin è la rivoluzionaria invenzione di due surfisti australiani, Pete Ceglinski and Andrew Turton, legati da un viscerale rispetto per l’ambiente e gli oceani. Un vero e proprio cestino di raccolta che aspira plastiche e microplastiche direttamente dagli specchi d’acqua. E già a partire dai prossimi mesi, cinque seabin saranno installati nelle acque del porto di Fiumicino tramite un progetto realizzato dall’Autorità di Sistema Portuale a seguito di incontri e tavoli tecnici con l’Amministrazione Comunale e la Capitaneria di Porto in relazione alla necessità di arginare l’accumularsi di grandi quantità di rifiuti flottanti portati dal fiume Tevere che interferiscono sulle manovre delle unità navali“.

“Se è possibile avere bidoni della spazzatura sulla terraferma, perché non li abbiamo in acqua?”, questa è l’intuizione che ha portato Ceglinski e Turton a proporre l’idea sette anni fa. L’avventura di Seabin Group, è ufficialmente iniziata nel 2014 in seguito a una campagna di crowdfunding che ha raccolto oltre 260.000 dollari tramite un video virale che ha totalizzato oltre 350 milioni di visualizzazioni su Youtube e social media.

Il Seabin V5 è stato inizialmente testato nelle marine in Europa e negli Stati Uniti per poi essere lanciato sul mercato alla fine del 2017. Fino ad ora, Seabin Project ha ricevuto richieste di vendita per 6.000 unità in 77 paesi diversi. L’invenzione di Ceglinski e Turton ha recentemente raggiunto anche l’Italia grazie a un progetto internazionale, che mira a posizionare quanti più dispositivi possibili per pulire il Mar Mediterraneo dai rifiuti di plastica. Rifiuti che, insieme con quelli raccolti in altre parti del mondo, possono essere poi riutilizzati e contribuire all’economia circolare.

"I seabin consentiranno anche di assorbire idrocarburi dispersi in galleggiamento"
I cestini del mare

A prima vista sembrano davvero dei cestini per l’immondizia. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto del “piccolo” dispositivo che in un anno arriva a raccogliere fino a mezza tonnellata di plastica.

Parte del successo internazionale dei seabin è dovuto alla sua aspirazione continua e al suo consumo notevolmente basso, un’attrattiva non sottovalutabile se messa in un contesto di lotta ai rifiuti come anche agli sprechi.

Ma i suoi vantaggi non si fermano certamente ai suoi consumi, oltre a raccogliere rifiuti di piccolo taglio e micro rifiuti i seabin consentiranno anche di assorbire idrocarburi dispersi in galleggiamento, offrendo una depurazione massiccia dello specchio acqueo.

Infatti, questi cestini non raccolgono solo oggetti di grandi dimensioni ma addirittura anche microplastiche da 2 millimetri di diametro e microfibre da 0,3 millimetri. Queste ultime sono una delle grandi minacce comportate dall’inquinamento dei nostri mari, in quanto tanto pericolose per i pesci quanto per gli uomini. La fauna marina confonde le microfibre per plancton e, ingurgitandole, inserisce questo genere di micro-inquinamento nella nostra catena alimentare, portando una percentuale di plastica anche sulle nostre tavole.

Spesso i rifiuti vengono portati a  mare dalle correnti dei fiumi, per questo seabin trova il suo uso migliore nei porti e nelle darsene: il cestino viene calato in acqua e fissato ad un pontile galleggiante, per essere poi collegato a una pompa che crea un flusso d’acqua nel contenitore, attirando a sé tutti i rifiuti galleggianti e i detriti. Le microplastische vengono raccolte in un sacchetto di fibra naturale e l’acqua viene aspirata dalla parte inferiore del bidone e fino alla pompa, dove viene poi immessa nuovamente nel porto.

Contro la plastica

Il “cestino del mare” è in grado di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette. Pompa all’incirca 25 mila litri di acqua ogni ora e necessita di interventi minimi di manutenzione: solo lo svuotamento e la pulizia.

I 5 seabin di Fiumicino si aggiungono a quelli già installati in diversi porti d’Italia come Genova, Riccione, Ischia e Napoli.

Ma Seabin Project non è solo da considerarsi un cestino che ripulisce l’acqua dalla plastica, ma una startup di mentalità internazionale con un approccio olistico al problema dell’inquinamento plastico, con una strategia di soluzione integrata. L’obiettivo non è solo quello di rimuovere i rifiuti, ma di ridurre la quantità che raggiunge poi gli oceani, contribuendo per esempio a capire meglio quali sono gli effetti dell’inquinamento plastico sulle persone e sugli ecosistemi grazie a una raccolta dati per la ricerca scientifica.

Un’ altro aspetto fondamentale della filosofia di Seabin Group è la promozione di comportamenti più eco-sostenibili, specialmente lavorando con i giovani tramite strumenti educativi: il Programma Global Ambassador di Seabin Project ha infatti già coinvolto oltre 4.000 studenti.

Le immagini usate in questo articolo sono copyright di Seabin

"Una startup di mentalità internazionale con un approccio olistico al problema dell'inquinamento"

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