Una tartaruga è stata salvata a largo di Maratea: aveva ingerito plastica

Rosaria, una tartaruga Caretta caretta di 20 chili è stata soccorsa dalla guardia costiera e dal WWF - ma sono moltissimi gli animali ancora in pericolo nelle nostre acque

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L’inquinamento plastico nei nostri mari continua ad attaccare le specie animali del mediterraneo, spostando le preoccupanti questioni ambientali studiate negli oceani del mondo anche in acque Italiane. È facile immaginare – forse sperare – che i molti casi di animali che ingeriscono plastica accadano soltanto in luoghi remoti dell’oceano, lontano dalla nostra responsabilità e quindi sistematicamente lontano dalla nostra prescrizione.

Ma il caso di Rosaria, una tartaruga Caretta caretta di 20 chili e lunga 52 cm, ritrovata nelle acque a largo di Maratea lo scorso 28 Febbraio, ci riporta bruscamente alla realtà. L’animale galleggiava in modo anomalo, non riuscendo ad immergersi e pendendo verso destra. La capitaneria di porto ha avvertito prontamente il gruppo operativo del WWF di Maratea, che ha immediatamente trasferito la tartaruga al Centro recupero tartarughe marine nell’Oasi WWF di Policoro.

La biologa Valentina Paduano e il veterinario Massimo Lo Monaco hanno immediatamente verificato le condizioni dell’esemplare di Caretta caretta, spostandola in acque molto basse come anche in acque più alte, dove gli esperti hanno potuto studiare le anomalie nel nuoto della tartaruga.

Rosaria aveva ingerito un involucro di plastica tipico dei pacchetti di sigarette
Gli animali del Mediterraneo sono in pericolo

Paduano ha spiegato: “Quando le tartarughe galleggiano in questo modo, o si tratta di un problema ai polmoni, oppure hanno ingerito plastica. Per capire cosa avesse era necessaria una radiografia, eseguita alla clinica veterinaria di Bari, che fortunatamente ha escluso problemi agli organi” Le note del WWF offrono ulteriori delucidazioni sullo stato del rettile:

“Doveva essere stata proprio la plastica a danneggiarla e poco dopo, dalle sue feci, è arrivata la conferma: Rosaria aveva ingerito un involucro di plastica tipico dei pacchetti di sigarette e forse, nel suo intestino, ci sono altri frammenti plastici che dovrà espellere”

Rosaria è stata la prima tartaruga che ha necessitato di urgente soccorso quest’anno, ma nel 2018 sono stati ben quattro i casi di tartarughe recuperate nella stessa zona.

Un epidemia globale quindi, che non si limita a mari lontani, ma che prende luogo anche lungo le nostre coste. Parlando strettamente di tartarughe, sono stati ben 20.000 gli esemplari che hanno perso la vita in acque italiane nel solo 2014. In tutto il Mediterraneo, invece, si stima che ogni anno più di 130.000 tartarughe vengano catturate accidentalmente negli attrezzi da pesca, di cui oltre 40mila non sopravvivono. A queste vanno aggiunte le migliaia di tartarughe che ingoiano sacchetti di plastica scambiandoli per meduse, proprio come è successo a Rosaria.

Tartarughe: un boom di nascite?

Ma nonostante queste notizie sconcertanti, negli ultimi anni é stato registrato un boom di nascite di tartarughe Caretta caretta. Nel 2018, grazie all’aiuto di molti volontari, ben 6.000 neonati sono riusciti a raggiungere il mare aperto dopo la schiusa. I volontari hanno sorvegliato 72 nidi – distribuiti in otto regioni d’Italia – per la totalità di 60 giorni d’incubazione. Una buona notizia, quindi ma che si conclude con un avviso: studi scientifici fanno sapere infatti che su mille esemplari nati solo uno riuscirà a vivere abbastanza da raggiungere la maturità sessuale, a 20 anni. Per quanto riguarda Rosaria, la tartaruga salvata a Maratea, resterà in osservazione fino alla piena primavera, quando il clima sarà più mite e sarà possibile liberarla in mare.

La presenza massiccia di plastica negli ecosistemi rappresenta una minaccia per la fauna selvatica, ed è responsabile di gravi impatti diretti: sono oltre 270 le specie animali vittime dell’intrappolamento in reti da pesca abbandonate e in altri rifiuti plastici, mentre sono 240 le specie che presentano rifiuti plastici nello stomaco. Tenere le nostre acque pulite e salvaguardare la fauna è una responsabilità che comincia anche da noi stessi.

Si stima che ogni anno più di 130.000 tartarughe vengano catturate nel Mediterraneo

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