Il terreno che produce il 95% del nostro cibo sta scomparendo

Senza sforzi concentrati sulla ricostruzione di terreno sano potremmo perdere la capacità di coltivare abbastanza cibo per sfamare la popolazione globale

Il terreno contribuisce alla coltivazione del 95% del cibo prodotto nel mondo, rendendo lo strato più alto del suolo uno dei componenti più importanti del nostro sistema alimentare.

Ma grazie alle pratiche agricole convenzionali, quasi la metà del suolo più produttivo del mondo è progressivamente scomparso negli ultimi 150 anni, minacciando i raccolti e contribuendo all’inquinamento delle sostanze nutrienti e all’erosione. Solo negli Stati Uniti, il terreno coltivato si sta erodendo 10 volte più velocemente di quanto possa essere rifornito.

Se continuiamo a degradare il suolo al ritmo attuale, il mondo potrebbe rimanere senza terreno utile in circa 60 anni, questo è il parere di Maria-Helena Semedo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Senza il terriccio, la capacità della terra di filtrare l’acqua, assorbire il carbonio e nutrire le persone si può abbassare drammaticamente, e non solo, il cibo che coltiviamo sarebbe probabilmente meno nutriente.

La moderna combinazione di allevamento intensivo, mancanza di colture di copertura, fertilizzanti sintetici e uso di pesticidi ha lasciato i terreni agricoli senza importanti nutrienti naturali, e senza i minerali e i microbi che sostengono una vita vegetale sana.

"Le società perdono il terriccio, ma sono i loro discendenti a pagarne il prezzo"
Una crisi globale

Il senso di emergenza legato al terreno cresce insieme alla popolazione globale, che sembra destinata a raggiungere 9 miliardi di persone entro il 2050. “Senza un sistema agricolo sano e solido, gli agricoltori semplicemente non saranno in grado di sfamare questo stratosferico numero di persone”, dice Dave Montgomery, geologo presso l’Università di Washington e autore del libro “Growing a Revolution: bringing our soil back to life”.

Per scoprire cosa può accadere alle civiltà che hanno sfruttato ciecamente il terreno di cui avevano bisogno per coltivare il cibo, basta guardare alla Siria o alla Libia. I registri fiscali romani mostrano che quelle aree un tempo coltivavano abbondanti quantità di grano, ma mentre gli agricoltori continuavano ad arare i loro campi, esponevano preziosi microbi e terriccio all’erosione. Oggi quelle aree hanno ben poco terreno utile alla coltivazione.

Le società perdono il terriccio, ma sono i loro discendenti a pagarne il prezzo“, afferma Montgomery. “La natura richiede molto tempo per sviluppare terreno utile“. Secondo alcune stime, possono essere necessari 500 anni per lo sviluppo di suolo sano, che però può degradarsi in meno di un secolo.

A questo va ad aggiungersi che il mondo sta correntemente affrontando una crisi alimentare. Uno studio del 2004 pubblicato sul Journal of American College of Nutrition ha confrontato le sostanze nutritive nelle colture coltivate nel 1950 a quelle coltivate nel 1999 e ha rilevato un calo di proteine, calcio, fosforo, ferro, vitamina B2 e vitamina C.

Le ragioni

La pratica di coltivare solo una o due colture, come mais e soia, ha accelerato il degrado del terreno, secondo Montgomery. La politica governativa ha incoraggiato gli agricoltori statunitensi a specializzarsi, producendo monoculture che richiedono una quantità esponenziale di acqua, fertilizzanti e pesticidi.

Le pratiche, tuttavia, stanno cambiando, afferma il ricercatore: “Penso che si stia vedendo un grande movimento, ma ci stiamo a malapena affacciando sulle vere problematiche”.

Migliorare la salute del suolo paga in lungo termine, e gli investimenti su terreno salubre possono richiedere molti anni per mostrare buoni risultati. Secondo Montgomery questa è una sfida per gli agricoltori che operano su margini ristretti, che parla inoltre di come il governo potrebbe fare di più per aiutare a incentivare abitudini migliori.

Affermando poi che gli agricoltori mettono in pratica questi cambiamenti lentamente, impiegandoli su una parte della fattoria alla volta. Negli stati medio-atlantici come il Maryland e la Virginia, i governi locali hanno incentivato gli agricoltori con sovvenzioni per piantare colture di copertura, con conseguenti alti tassi di adozione negli ultimi 20 anni.

La posta in gioco è alta. Se gli agricoltori negli Stati Uniti e in tutto il mondo non cominceranno a dare un valore più alto a ciò che alimenta i loro raccolti, potremmo trovarci di fronte a una catastrofe inimmaginabile: “Dobbiamo prenderci cura del nostro terreno coltivabile; è semplicemente fondamentale per la nostra sopravvivenza.

“Possono essere necessari 500 anni per lo sviluppo di suolo sano, che però può degradarsi in meno di un secolo”

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