Sommersi da un mare di plastica

L’epoca dell’usa-e-getta ha generato una situazione ambientale che sta portando i nostri mari al collasso. Il Parlamento Europeo dice stop alla plastica monouso dal 2021.

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Oggi viviamo nell’Antropocene: l’era geologica che porta il nostro nome. Questo perché è la prima epoca nella storia che ha come caratteristica predominante quella di essere fortemente trasformata dall’impatto dell’uomo. Solo per fare un esempio, potremmo definire gli ultimi decenni come l’epoca dell’usa e getta. La plastica, in particolare, è uno degli elementi più diffusi del nostro secolo: la produzione di questo materiale è infatti passata da 2 milioni di tonnellate nel 1950, a 380 nel 2015. Negli ultimi quindici anni ne è stata prodotta più che negli ultimi 100 (con una produzione annuale aumentata di circa 200 volte). La plastica è talmente parte della nostra quotidianità che ci resta difficile pensare a un oggetto che non la contenga, anche solo in minima parte: dai vestiti alle bottiglie, dagli elettrodomestici, ai giocattoli, passando per gli oggetti tecnologici, i cosmetici, gli imballaggi, e perfino il tonno in scatola. Perché la plastica si è così diffusa negli ultimi decenni? Per via dei vantaggi che offre in termini di costi di realizzazione, resistenza e adattabilità. Sono stati però trascurati gli aspetti negativi, legati ai processi di produzione fortemente inquinanti, e ai danni che provoca se non correttamente smaltita attraverso la raccolta differenziata.

La plastica, infatti, è il prodotto sintetico a più lunga conservazione: le occorrono centinaia di anni per degradarsi completamente

Un oggetto che usiamo per pochissimo tempo che, se non correttamente smaltito, rischia di restare nell’ambiente anche per secoli. La plastica, infatti, è il prodotto sintetico a più lunga conservazione: le occorrono centinaia di anni per degradarsi completamente. I costi ambientali che ne derivano sono pesanti in termini di inquinamento di aria, suolo e acqua come mari e oceani. Infatti, la grande maggioranza della plastica che produciamo, finisce in mare. Un esempio tra tutti: le famose isole di plastica, come quella nell’oceano Pacifico, grande tre volte la Francia. Si tratta di una vera e propria emergenza, una moderna “crisi planetaria”. Esistono aree libere da plastica? La risposta è NO. La plastica è ormai onnipresente in tutti gli habitat del mondo. Il rapporto pubblicato nel 2016 dalla fondazione Ellen MacArthur, stima che, se l’uomo continuerà a comportarsi indisturbato come ha fatto fino a oggi, nel 2050 in mare nuoteranno più rifiuti di plastica che pesci. Se pensiamo poi, come questo scenario s’inserisca nel contesto molto più ampio di un grande cambiamento climatico già in atto, le prospettive non sono delle più rosee. Il nostro modello economico ha costruito uno schema di consumo e di vita basato sulla crescita illimitata, ignorando i limiti ecologici della Terra e determinando sempre più pressione sull’ambiente.

Stiamo facendo qualcosa per questo problema?

Diversi Stati, ad oggi, hanno adottato singolarmente alcune contromisure. Ma la prima vera svolta collettiva è recente: il 24 ottobre, il Parlamento Europeo ha votato una nuova normativa, che se approvata in via definitiva, vieterà totalmente la vendita degli oggetti in plastica monouso a partire dal 2021, all’interno del blocco europeo. La plastica usa e getta costituisce, infatti, ben il 70% dei rifiuti marini. In particolare, il Parlamento Europeo vieterà tutti gli oggetti per i quali esiste una versione alternativa sul mercato (posate, piatti, bicchieri, cannucce, cotton-fioc, ecc.). Misure specifiche sono state pensate anche per quanto riguarda tutti quegli oggetti di difficile sostituzione, che abbondano in tutte le spiagge d’Europa (filtri di sigaretta, imballaggi, contenitori di plastica, tappi). Altro importante obbiettivo sarà quello di garantire la riduzione dei contenitori per bevande entro il 2025, grazie, ad esempio, all’introduzione del vuoto a rendere.

La plastica usa e getta costituisce, infatti, ben il 70% dei rifiuti marini

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