È stato mappato l’intero genoma del pesce pagliaccio

Il suo studio potrà adesso fornirci risposte in merito al cambiamento climatico e agli scoinvolgimenti del suo habitat naturale

I

la specie cui appartiene, il pesce pagliaccio, è anche la più studiata nell’ambiente scientifico

Uno studio pubblicato recentemente dimostra inoltre come questa specie di pesce si affidi all’olfatto per riconoscere la salute di un corallo; tuttavia, mostra anche difficoltà nell’adattamento perché sono poche le specie di anemone presso le quali adora rifugiarsi, arrivando addirittura a preferire quelli sbiancati se non si vedono soddisfatti nelle loro preferenze. La pericolosità di un simile comportamento è ben evidenziata, specie in relazione alle aree affette in maniera importante dallo sbiancamento. Ad esempio, la Grande barriera Corallina è purtroppo affetta dal suddetto fenomeno per il 93% della sua superficie. Il pesce pagliaccio risulterebbe quindi maggiormente esposto ai predatori in quelle acque.

Ecco perché, sulla base di questi studi, altri scienziati come quelli della King Abdullah University of Science and Technology (Arabia Saudita) e della James Cook University (Australia) si sono concentrati sulla mappatura del suo genoma. Un lavoro intenso, coronato però da un successo che Robert Lehmann, autore principale della ricerca, ha commentato così – “Il genoma fornisce un modello fondamentale per capire ogni aspetto della biologia dei pesci della barriera corallina. Contiene 26.597 proteine codificanti e, come il mosaico più grande del mondo, ci vuole pazienza e tempo per assemblarlo”.
Adesso che sono stati fatti passi avanti di tale importanza, ci auguriamo che i risultati di questa ricerca convergano al più presto in una soluzione che veda protetta la specie di Nemo insieme al suo habitat naturale.

Contiene 26.597 proteine codificanti e, come il mosaico più grande del mondo, ci vuole pazienza e tempo per assemblarlo

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