L’erosione costiera provocata dal climate change

Le nostre spiagge stanno gradualmente scomparendo: un caso di erosione costiera irreversibilmente legata al riscaldamento globale

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L’erosione costiera degli ultimi 50 anni sta cominciando ad allarmare gli esperti. Save the Planet ha recentemente dedicato una particolare attenzione alla salute ambientale dei mari e delle spiagge in Italia. Partendo dal progetto Domenica No Plastic fino agli allarmanti dati sulla fauna marina mediterranea, rappresentati dalla tartaruga caretta caretta salvata lo scorso mese a Maratea. Ma anche la stessa struttura costiera del nostro Paese si trova, al giorno d’oggi, sotto attacco dalle riverberazioni del cambiamento climatico. In totale, tra terraferma e isole, le coste italiane hanno uno sviluppo di circa 8.350 chilometri, di cui 3.600 costituiti da spiagge, 1200 chilometri delle quali si trovano in inesorabile via di erosione, con arretramenti medi superiori a 25 metri negli ultimi 50 anni. Con i termini erosione costiera si intende, per la precisione, l’arretramento della linea di riva, ossia, la diminuzione delle superfici sabbiose.

La ragione di questo fenomeno è da attribuirsi principalmente all’attività antropica sul territorio. Enzo Pranzini, del dipartimento di Scienze della Terra all’Università di Firenze, presidente del Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero, ha rivelato a Wired magazine come “Negli ultimi centocinquant’anni abbiamo assistito a una notevole inversione di tendenza in fatto di erosione costiera”. Pranzini prosegue – “In generale, da quando gli esseri umani hanno iniziato a praticare l’agricoltura, tagliando gli alberi di boschi e foreste, e a popolare le aree costiere, si è assistito a un aumento delle superfici sabbiose”.

La ragione di questo fenomeno è da attribuirsi principalmente all’attività antropica sul territorio
A cosa é dovuta l’erosione costiera?

Partendo dal presupposto che la vegetazione ha la tendenza naturale a trattenere il suolo, quando si verifica un disboscamento il materiale non più trattenuto dagli alberi viene portato a valle dai fiumi, fino a raggiungerne e ingrossarne il delta, con conseguente aumento locale della spiaggia.  Negli ultimi duemila anni, con l’avanzamento dell’agricoltura, abbiamo visto un graduale aumento delle spiagge. Ma in epoca più recente, l’erosione è diventata via via più significativa, dal momento che sono subentrati altri fattori. “Anzitutto”, continua Pranzini, “il progressivo abbandono dell’agricoltura, con conseguente aumento della vegetazione. E poi la costruzione di opere come dighe e porti, che trattengono i detriti, le opere di estrazione di materiale dagli alvei fluviali e quelle di bonifica delle zone paludose”. Ma le vere ragioni da attribuirsi all’erosione costiera in tempi moderni è da attribuirsi a due fattori, prettamente legati al fenomeno del cambiamento climatico. In primis, il riscaldamento globale sta provocando un innalzamento del livello del mare che, insieme alla subsidenza (ovvero lo sprofondamento del suolo nelle regioni pianeggianti), fa sì che l’acqua mangi sempre più spiaggia. In secondo luogo (ma non meno importante), un ulteriore effetto del cambiamento climatico è l’acidificazione degli oceani e la relativa diminuzione di sedimenti marini. Secondo Simone Simeone, coordinatore dello studio per conto del Cnr – Ias di Oristano, “L’acidificazione potrebbe comportare una riduzione della disponibilità del sedimento biogenico presente nel settore sommerso dei sistemi spiaggia-duna a composizione carbonatica

Gli effetti del global warming sui litorali

Simeone ha dichiarato a National Geographic che “Questi sistemi sono particolarmente diffusi in aree tropicali e presenti anche nei mari temperati, come il Mediterraneo, dove costituiscono siti di grande pregio ambientale, ad esempio la spiaggia rosa di Budelli, nella Sardegna nord orientale. La dissoluzione dei carbonati dovuta all’acidificazione, causa una perdita netta di sedimento e un’inversione del bilancio sedimentario di queste spiagge. Recenti studi indicano come l’effetto combinato dell’acidificazione sugli organismi produttori di materiale biogenico e sul sedimento biogenico sommerso, porti ad un considerevole deficit sedimentario. Una diminuzione del pH – precisa Simeone – potrebbe condizionare in maniera rilevante l’abbondanza di questi organismi negli ecosistemi marini”. L’effetto coordinato di questi due fattori legati all’inquinamento ha portato gli scienziati a calcolare che per ogni due centimetri e mezzo di innalzamento del livello del mare, le spiagge arretreranno di un metro. Esiste quindi un modo per fermare l’erosione costiera? Gli esperti suggeriscono che intraprendere azioni concrete per diminuire l’emissione di gas serra e tenere sotto controllo l’aumento delle temperature sarebbe di grande aiuto. Fino ad oggi abbiamo messo in pratica strategie locali a breve termine che prevedono soluzioni ingegneristiche come l’aggiunta di sabbia prelevata ad alte profondità, un metodo principalmente correlato al limitare la costruzione di barriere artificiali parallele alla linea costiera, che, pur salvando qualche breve tratto di spiaggia, hanno irreversibilmente spostato l’erosione in altri tratti di litorale, modificando la naturale struttura costiera locale.

Il riscaldamento globale sta provocando un innalzamento del livello del mare

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