Glifosato e pesticidi: gli effetti sulla nostra salute

È da anni che l’industria agricola si avvale di pesticidi e diserbanti come il glifosato, ma quali sono le loro reali conseguenze sulla nostra salute?

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Il glifosato è un erbicida che è stato ampiamente utilizzato negli ultimi 40 anni, i cui possibili effetti collaterali sono da sempre stati ipotizzati come minimi. E se i suoi effetti – diretti o indiretti – sulla salute umana sono parte di un dibattito tutt’ora aperto, le conseguenze che questo chimico ha sull’ecosistema stanno diventando sempre più chiare e visibili. Basandosi su una letteratura scientifica sempre più estesa, possiamo cominciare ad analizzare una panoramica più o meno dettagliata sugli effetti che il glifosato e i suoi residui (come il suo prodotto di degradazione, l’acido amminometilfosfonico, o AMPA) stanno avendo sia sul suolo che nell’acqua, legati a una percentuale di tossicità per macro e microrganismi. Sebbene gli effetti tossici acuti del glifosato e AMPA sui mammiferi siano relativamente bassi, esistono dati sugli animali che aumenterebbero le possibilità di effetti nocivi persino sulla salute umana. E le conseguenze dell’uso del agrochimici non si fermano agli effetti diretti, ma anche alla possibilità che le piante sviluppino una resistenza al glifosato, dettando quindi spostamenti nelle composizioni microbiche a causa della pressione selettiva dell’elemento chimico, che potrebbero persino contribuire alla proliferazione di agenti patogeni di origine vegetale e animale.

Le conseguenze che questo chimico ha sull’ecosistema stanno diventando sempre più chiare e visibili
Agrochimici e salute umana

Nel 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riclassificato il glifosato come agente potenzialmente cancerogeno per l’uomo. Solo lo scorso mese, l’azienda americana di pesticidi Monsanto (facente parte del gruppo Bayer) è stata condannata a risarcire $80 milioni di danni ad un agricoltore statunitense. La prima fase del processo è stata quasi interamente dedicata all’analisi delle prove scientifiche, per determinare l’esistenza di un legame tra l’agrochimico e il linfoma non-Hodgkin contratto dal querelante, Edwin Hardeman. La conclusione, raggiunta il 19 marzo scorso dai sei membri della giuria, è stata che Roundup – il diserbante a base di glifosato usato dall’agricoltore – è stato un “fattore sostanziale” nel provocare il cancro a Hardeman.

Alla luce delle informazioni emerse da questo processo, ora Bayer-Monsanto dovrà fare i conti con cause legali lanciate da oltre 11.200 tra agricoltori, giardinieri e altre persone che hanno da sempre usato Roundup, un prodotto che l’azienda comunque difende come sicuro come lo è il suo ingrediente attivo, il glifosato. Sono altri sei i casi che finiranno in tribunale quest’anno, tutti legati all’uso dello stesso diserbante Roundup in America. Va comunque ammesso che non esistono a oggi prove concrete che puntano il dito solo ed unicamente contro il glifosato, potrebbero essere infatti altri gli agenti – facenti parte della stessa formula – ad avere effetti cancerogeni sull’uomo. Infatti, nelle formulazioni usate in agricoltura la molecola originale è quasi sempre accompagnata da sostanze che ne aiutano la penetrazione nelle cellule, i cosiddetti surfattanti. Potrebbero essere questi ultimi ad avere effetti negativi sulla salute umana e animale.

Gli effetti del glifosato sull’ecosistema

Pubblicato recentemente dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale o Ispra, l’edizione 2018 del Rapporto nazionale pesticidi nelle acque presenta uno studio approfondito dei diversi scenari correlati all’uso dei fitofarmaci, basati su dati del biennio 2015-2016.  In Italia l’agricoltura utilizza non meno di 400 sostanze diverse, per un totale di 130.000 tonnellate usate ogni anno. “Nelle acque superficiali – si legge – sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio; nelle acque sotterranee, nel 33,5% dei 3.129 punti”. Nonostante l’alto volume disperso nelle nostre acque, i risultati non avevano suscitato particolari preoccupazioni, perché il glifosato agisce in particolar modo sulla crescita della pianta, inibendo l’attività di un enzima coinvolto nella sintesi di amminoacidi essenziali e della lignina. Un percorso agro-chimico che si pensava relativamente innocuo per la fauna. Ma studi di ecotossicologia hanno però recentemente provato che il glifosato può avere effetti anche su molte specie di animali. Già da qualche anno siamo infatti a conoscenza degli effetti teratogenici di questa sostanza, che causano sviluppi anomali degli organi nello sviluppo degli animali, come le rane. O, come provato da uno studio del 2015 pubblicato su Environmental Toxicology and Pharmacology, si verifichino riduzioni della testa e degli occhi di alcuni piccoli pesci d’acqua dolce, per via dell’interferenza della molecola con alcuni geni implicati nello sviluppo embrionale.

Gli scienziati stanno ancora facendo ricerche sulle implicazioni che questo materiale può avere sulla salute in lungo e lunghissimo termine.

Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio

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