Microplastiche ovunque, dai Pirenei all’Artico

Un nuovo studio ha scoperto tracce di microplastiche all’interno di acqua raccolta anche in regioni remote come Pirenei e Artico

Le microplastiche, minuscoli frammenti volatili di plastica, si stanno propagando in praticamente tutti gli ambienti naturali del pianeta.

Dopotutto, questo materiale è stato pensato per durare, questo è il ruolo originario della plastica. E ora dopo aver invaso mari e fiumi le microplastiche hanno raggiunto aree del pianeta un tempo considerate incontaminate, dalle cime delle montagne fino all’Artico.

In quella che potrebbe sembrare una remota regione di montagna in Francia, stanno piovendo centinaia di particelle di microplastica ogni giorno. Un evento, questo, che non fa altro che sollevare nuove domande sulla reale estensione dell’inquinamento plastico. In un nuovo studio, gli scienziati sono riusciti a registrare una scioccante frequenza giornaliera di 365 particelle microplastiche per metro quadrato, piovute dal cielo nei Pirenei nel sud della Francia.

Era incredibile la quantità di microplastica che veniva depositata”, ha affermato Deonie Allen, ricercatrice di EcoLab presso la Scuola di agraria a Toulouse, in Francia. Allen è anche l’autore principale di questo studio, pubblicato su Nature Geoscience, che ha anche dichiarato la microplastica è un nuovo inquinante atmosferico”. Quello che più ha confuso gli scienziati che hanno contribuito al progetto era la mancanza di informazioni sull’origine locale di queste microplastiche, in quanto la regione è scarsamente popolata e praticamente priva di stabilimenti agricoli o industriali. Le microplastiche sono pezzi di plastica molto piccoli: la loro presenza negli oceani e nei corsi d’acqua ha recentemente ricevuto una grande attenzione da parte della comunità scientifica e dei media negli ultimi anni, portando anche a un nuovo studio pubblicato su Science Advances. Un progetto che conferma come, in alcuni campioni raccolti dai ricercatori siano stati rivenuti 14.400 particelle per litro persino nel ghiaccio dell’Artico.

 

"Uno studio ha stimato che ci sono da 15 a 51 trilioni di particelle di microplastiche negli oceani. Un trilione è mille miliardi. Per esempio, un trilione di secondi equivale a circa 32.000 anni"

I dati sono stati raccolti nello studio White and wonderful? Microplastics prevail in snow from the Alps to the Arctic” pubblicato da un team di ricercatori tedeschi e svizzeri, dove si spiega come frammenti della plastica abbandonata nell’ambiente si degradi lentamente in microplastica, trasportata dal vento e dai corsi d’acqua fino a regioni remote come quelle polari. “Le concentrazioni di microplastiche nella neve sono molto elevate, indicando una significativa contaminazione dell’atmosfera”, si legge nello studio.

Al giorno d’oggi le microplastiche sembrano essere onnipresenti nell’aria: “Se esci all’aperto con una luce UV impostata a una lunghezza d’onda di 400 nanometri riuscirai a vedere facilmente tutti i tipi di particelle di plastica fluorescente nell’aria” ha aggiunto “Ed è quasi peggio in casa. In sincerità è tutto un po’ terrificante” ha ripetuto Allen.

La ricercatrice ha raccolto microplastiche per un periodo di cinque mesi utilizzando collettori di deposizione atmosferica dalle fattezze simili a imbuti molto alti. Una volta raggruppati un campione abbastanza grande, i ricercatori hanno poi contato e analizzato i frammenti di plastica, come anche le fibre e le pellicole con dimensioni inferiori a 300 micron raccolte sul fondo dei collettori.

Per avere un termine di paragone, basti pensare che i capelli umani hanno un diametro medio che oscilla tra i 50 e 70 micron. Per esempio, la particella più piccola che un occhio umano può vedere è di circa 40 micron.

Più del 50% delle microplastiche trovate nella stazione erano frammenti di dimensioni inferiori a 25 micron.

 

"Una frequenza giornaliera di 365 particelle microplastiche per metro quadrato, piovute dal cielo"

er trovare la fonte – quindi l’origine – delle microplastiche raccolte in alta quota, i ricercatori hanno studiato i modelli del vento, ma non sono riusciti a trovare alcun indizio all’interno del raggio locale di 60 miglia. I campioni raccolti devono quindi provenire da fonti ben più distanti.

Insieme con le microplastiche, è stata anche raccolta una quantità di polvere fine simile al quarzo arancione. Probabilmente si trattava di polvere sahariana, in quanto studi precedenti hanno dimostrato che particelle di polvere di dimensioni pari a 400 micron possono viaggiare per migliaia di chilometri. Questo può quindi spostare l’origine della plastica raccolta praticamente ovunque, portando gli autori dello studio a dichiarare “nessuno sa fino a che punto le microplastiche possono viaggiare”.

I rifiuti di plastica che iniziano il loro ciclo come bottiglie o imballaggi si degradano, nel tempo, in particelle microplastiche o nanoparticelle molto più piccole. Uno studio ha stimato che ci sono da 15 a 51 trilioni di particelle di microplastiche che galleggiano sulla superficie degli oceani.

Come ci fa notare il National Geographic: “un trilione è mille miliardi. Un trilione di secondi equivarrebbe quindi a circa 32.000 anni.“. Tanto per avere un’idea.

 

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