Nuove politiche per la città: portare la “resilienza” dentro i processi dell’amministrazione locale.

Viviamo un’epoca in cui le aree metropolitane affrontano sfide che si chiamano scarsità di risorse, rischio idrogeologico ed esclusione sociale. In questo scenario gli esperti di rigenerazione urbana stanno iniziando a parlare di “resilienza” come filosofia di azione in risposta alle crisi sistemiche. In fisica, indica la capacità di un materiale di riassumere la forma originale dopo un urto o una pressione da forza esterna. Il termine è poi approdato anche in psicologia per esprimere la capacità di resistere e far fronte ad un evento traumatico. Tuttavia, da almeno dieci anni, è entrato anche nel lessico dell’ecologia. Poiché non esiste resilienza che non contempli una comunità e una infrastruttura, ecco quindi che si è aperto il dibattito su come portarla dentro i processi decisionali delle politiche pubbliche.

Oggi si parla molto di “smart cities” ma la città del futuro non può essere solo intelligente, deve essere sostenibile

Sul tema, uno dei massimi esperti italiani in materia è il dott. Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer del Comune di Milano. Il capoluogo lombardo partecipa infatti per l’Italia al programma“100 Resilient Cities” della Fondazione Rockfeller. Si tratta di un lavoro per diffondere e sviluppare in tutto il mondo strategie urbane improntate alla capacità di affrontare in modo innovativo varie emergenze. D’altra parte stiamo vivendo un’epoca in cui i cambiamenti climatici sono una realtà ormai accertata e responsabili di eventi catastrofici. Pelizzaro ha scritto con il contributo di Pietro Mezzi, “La città resiliente”, edito da Altreconomia. Qui si trovano raccolti i casi delle “resilient cities”. Da Barcellona a New Orleans, da Venezia a Copenaghen, un repertorio di politiche resilienti e i progetti più avanzati di risposta ai cambiamenti climatici e di sostenibilità urbana. Questi comprendono la mobilità, i nuovi modelli produttivi, la socialità e la sharing economy. Oggi si parla molto di “smart cities” ma la città del futuro non può essere solo intelligente, deve essere sostenibile.

Le nuove tecnologie possono aiutare un trasporto pubblico efficiente, cardine delle politiche di rigenerazione urbana e contributo importante per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, priorità in tutta l’Unione Europea. Ma la migliore mobilità da sola non risolve tutti i problemi. Ecco che quindi serve una “politica di resilienza” che nasce dalla partecipazione, dalla condivisione e collaborazione. In sintesi: inclusione e sviluppo del capitale sociale di una comunità come scopo del processo di amministrazione locale. L’obiettivo è tenere insieme il centro e la periferia, quest’ultima spesso contemporaneamente a rischio esclusione sociale e disastro ambientale. Ad esempio, una criticità che oggi tocca molte città è la scellerata speculazione edilizia che ha fatto sorgere quartieri dormitorio in aree alluvionali. Fare resilienza si tratta quindi di dare risposte alle criticità con progetti inclusivi che proteggano il territorio socialmente ed ecologicamente.

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