Oggi via alla COP25 di Madrid con il sostegno del Parlamento Europeo che ha dichiarato l’emergenza climatica.

Con l’occasione della Conferenza ONU sul Cambiamento Climatico, la scorsa settimana da Strasburgo si è ufficialmente chiesto alla Commissione che valuti tutte le sue proposte legislative e di bilancio in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di +1.5 °C.

I deputati chiedono alla nuova Presidente della Commissione europea di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Inoltre i rappresentanti dei governi europei vengono esortati a presentare una strategia per la neutralità climatica al più tardi con orizzonte 2050.

Si tratta di un atto importante perché se la Commissione, da oggi a guida Ursula von der Leyen che proprio a Madrid fa la sua prima uscita pubblica, accoglierà l’invito, ogni sua proposta dovrebbe essere accompagnata da una valutazione dell’impatto climatico. Ambiente, clima, economia, lavoro, salute sono inestricabilmente legati e ci riguardano da vicino.

Con lo stesso atto, si chiede con urgenza a tutti i Paesi UE di raddoppiare i loro contributi al Fondo verde internazionale per il clima e di eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette per i combustibili fossili entro il 2020. Ma questo punto non sarà semplice nel breve periodo, considerando le resistenze di due grandi membri a vocazione industriale come Germania e Polonia. I due paesi, infatti, hanno ancora un approvvigionamento non trascurabile dalle loro miniere di carbone ancora attive.

“I cambiamenti climatici sono un avversario troppo grande per scommetterci contro”

La delegazione del Parlamento guidata da David Sassoli sarà presente da oggi fino al 13 dicembre alla Conferenza. A Madrid, in sostituzione di Santiago a causa delle proteste antigovernative che infiammano il Cile, parteciperanno i leader di circa 50 paesi a cui si chiederà di prendere delle decisioni serie per contrastare il cambiamento climatico. Non ci sarà il presidente degli Stati Uniti Trump, che poco meno di un mese fa ha avviato formalmente la procedura per uscire dall’accordo sul clima di Parigi. Paradossalmente questa procedura si concluderà il 4 novembre 2020, ovvero il giorno dopo le elezioni americane, quando “The Donald” potrebbe non essere più l’inquilino della Casa Bianca.

L’apertura dei lavori avviene con la forte esortazione del segretario generale dell’ONU António Guterres «Il punto di non ritorno non è più oltre l’orizzonte – a proposito dell’emergenza climatica che tutto il mondo si trova ad affrontare – Nei prossimi 12 mesi sarà essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi, in particolare da parte dei principali produttori, per iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo coerente con l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.»

Una dichiarazione solenne che vuole spronare i leader mondiali ad ascoltare la scienza, non c’è più tempo da perdere, come ha scritto la celebre rivista Nature “I cambiamenti climatici sono un avversario troppo grande per scommetterci contro”.

 

Articolo a cura di Francesco Sani.

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