Il cambiamento climatico ha vinto la prima battaglia contro il nostro Ivan, ma la guerra e’ ancora lunga

Come proseguirà adesso l'avventura del nostro skipper?

ILo skipper Ivan Dimov si ritrova oggi con un pesante fardello ricolmo di frustrazione, ma tiene in serbo anche l’opportunità di imparare dai propri errori, e così di correggere la rotta quando tornerà in mare. Per il disegno della Natura, non sarà però il primo né l’ultimo a passare dal suo severo insegnamento.
Fin dall’alba dei tempi, non è esistito giorno in cui l’Uomo non abbia lottato per stabilire la sopravvivenza, e nei milioni di anni che hanno visto la nostra evoluzione non è mai cambiato il nostro rapporto di timore, rispetto e ammirazione per le forze che è in grado di scatenare. Possiamo anzi dire che sia proprio questa imprevedibilità, e con essa la costante prospettiva del fallimento, a ispirare il compimento di grandi imprese.
“Le prime quattro volte in cui ho provato a scalare l’Everest ho imparato come non ci si arrampica ” – ,dice l’alpinista Pete Athans, che ha raggiunto il picco più alto del mondo ben sette volte. – “Una sconfitta ti può dare la possibilità di raffinare il tuo approccio. Ti insegna ad assumere dei rischi in modo sempre più intelligente”. Nel suo caso, ciò ha significato metodizzare, organizzare e pianificare percorsi meno impervi per la sua prima ascesa di successo, nel 1990.

Una sconfitta ti può dare la possibilità di raffinare il tuo approccio. Ti insegna ad assumere dei rischi in modo sempre più intelligente

In effetti, la stessa parola successo deriva dal latino e significa “ciò che viene dopo”. 
L’oceanografo Robert Ballard, un veterano di più di 130 spedizioni sottomarine nonché celebre scopritore del relitto del Titanic, chiama questa interazione lo yin e lo yang del successo e del fallimento: “Ricordiamo i nostri fallimenti perché li stiamo ancora analizzando”, afferma Ballard. Il successo, d’altra parte, è rapidamente archiviato. Può anzi capitare che porti ad un’esagerata sicurezza la quale, di conseguenza, può portare al fallimento dello scopo prefisso. Durante la stagione dell’Everest del 1996, in cui 12 alpinisti persero la vita, gli scalatori “pensarono erroneamente che la montagna fosse stata ormai ben strutturata e cablata”, dice Athans, che aiutò nelle operazioni di soccorso.
“A volte sono proprio le formule che ti mettono nei guai. Il rischio dell’insuccesso ti tiene in punta di piedi. “La paura di fallire può essere infatti un promemoria del fatto che anche la fortuna gioca un ruolo in ogni sforzo, scientifico o esplorativo che sia: condizioni climatiche proibitive e malfunzionamenti dell’apparecchiatura sono fattori che non si possono completamente prevedere nell’eventuale riuscita di una spedizione o di un’avventura.
Nel maggio di quest’anno, il velista polacco Szymon Kuczynski ha battuto il record mondiale per aver fatto il giro del mondo con il suo Maxus 22, una piccola imbarcazione di soli 6,36 metri: la barca più piccola ad aver compiuto una circumnavigazione completa del globo.

Ma è importante ricordare come Kuczynski sia riuscito nella sua impresa solo la seconda volta, in quanto al suo primo tentativo una gigantesca tempesta aveva danneggiato la sua barca al punto tale di rallentarlo di mesi sul completamento del record che si era prefisso di raggiungere.
La sua prima presunta sconfitta lo ha aiutato a comprendere meglio la vera natura del suo obbiettivo e ad apportare le modifiche logistiche e tecnologiche necessarie per il raggiungimento del suo scopo
I collegamenti satellitari, i progressi nella meteorologia e nell’assistenza robotica sono solo alcune delle innovazioni che ci hanno spinto ai veri limiti dell’esplorazione. Ma persino Ballard, le cui principali scoperte sono state aiutate da robot sottomarini, osserva che la tecnologia “non può rendere tutto possibile”.
E questa è una buona cosa. “Se togli l’incertezza, togli la motivazione”, ci ricorda ancora Athans. “Voler superare la semplice comprensione delle cose è parte della condizione umana. Non c’è magia ad arrivare dove già sappiamo di poter arrivare “.

Voler superare la semplice comprensione delle cose è parte della condizione umana. Non c'è magia ad arrivare dove già sappiamo di poter arrivare

Effettua il login